ATTENZIONE: stai consultando la versione GRATUITA della Bancadati. Per accedere alla versione completa abbonati subito

  • Fatto

    RILEVATO

    che:

    La Compagnia Meridionale Caffè s.p.a. chiese l'ammissione al passivo del fallimento di C.A., in prededuzione, del credito per le spese legali sostenute nel giudizio d'opposizione alla sentenza dichiarativa del fallimento, nella qualità di parte opposta (ricorrente per fallimento), definito con sentenza di rigetto emessa dal Tribunale di Catania il 24.7.01 con condanna del fallito al rimborso delle spese in favore della suddetta società.

    Il giudice delegato rigettò l'istanza, rilevando che avrebbe dovuto essere proposta con ricorso L. Fall., ex art. 101; presentato tale ricorso, il Tribunale di Catania lo respinse con sentenza depositata il 26.1.2006, che fu appellata dalla società.

    La Corte d'appello di Catania ha rigettato l'appello, in quanto: le spese sostenute dalla Compagnia Meridionale Caffè s.p.a. nel giudizio d'opposizione al fallimento proposto dal fallito riguardavano crediti sorti successivamente all'apertura del fallimento e dunque da porre a carico dello stesso fallito; a diversa conclusione si sarebbe potuto pervenire nel caso in cui il creditore istante fosse stato l'unico a svolgere attività processuale nell'interesse del fallimento, mentre nel giudizio in questione si era costituita la curatela; era comunque da escludere la natura privilegiata del credito poichè sorto successivamente alla dichiarazione di fallimento.

    La Compagnia Meridionale Caffè s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi. Non si è costituita la curatela fallimentare, cui il ricorso è stato regolarmente notificato.

    Il Sostituto Procuratore Generale ha depositato relazione chiedendo il rigetto del ricorso.

  • Diritto

    CONSIDERATO

    che:

    Con il primo motivo è stata dedotta la nullità della sentenza impugnata o del procedimento, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione degli artt. 112 e 102 c.p.c., in relazione al D.Lgs. n. 267 del 1942, artt. 111 e 18, in quanto la ricorrente ha lamentato Verror in procedendo in cui era incorsa la Corte d'appello nel ritenere che il credito fatto valere non fosse gravante sulla massa fallimentare, e dunque prededucibile in quanto relativo a spesa posta in rapporto di consequenzialità necessaria con il ricorso per fallimento, dato anche il contributo apportato nel giudizio d'opposizione allo stato passivo, e nel non aver la Corte tenuto conto che la natura del credito in questione discendeva dal litisconsorzio necessario tra il creditore istante e la curatela nell'ambito del giudizio L. Fall., ex art. 98, a nulla rilevando a tal fine che la curatela stessa si fosse costituita o meno.

    Con il secondo motivo è stata denunziata violazione, e in subordine, falsa applicazione, della L. Fall., artt. 18 e 111, nonchè degli artt. 92,102 c.p.c., poichè la Corte d'appello avrebbe respinto la sua domanda sulla base di un orientamento dottrinale e non delle norme, ribadendo che si trattava di litisconsorzio.

    Con il terzo motivo è stata dedotta l'omessa e insufficiente o contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo, in quanto la Corte d'appello non aveva esaminato la censura della società afferente alle spese del giudizio d'opposizione maturate dal creditore istante, oggetto della richiesta prededuzione, e la sussistenza del predetto litisconsorzio, quale presupposto necessario per la valutazione dell'inerenza delle spese alla massa fallimentare. Inoltre, la ricorrente si duole anche dell'omesso esame della rilevanza del contributo difensivo prestato dal creditore istante ai fini del rigetto dell'opposizione allo stato passivo, essendo la Corte d'appello incorsa anche in contraddizione...

please wait

Caricamento in corso...

please wait

Caricamento in corso...