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Estremi:
Cassazione civile, 2019,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza n. 82 del 27.1.2016, la Corte di Appello di Ancona accoglieva il reclamo, L. Fall., ex art. 18 e 162 della società (OMISSIS) srl in liquidazione proposto avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Macerata dichiarava il fallimento della predetta società, previo declaratoria d'inammissibilità della domanda di concordato preventivo presentato il 12.5.15 successivamente alla presentazione di un precedente accordo di ristrutturazione, L. Fall., ex art. 182 bis, che era stato omologato in data 11.3.2014 dal medesimo Tribunale e ciò in ragione del fatto, ad avviso del giudice di prime cure, che la intervenuta omologa della procedura di ristrutturazione del debito, L. Fall., ex art. 182 bis, cioè, di una procedura concorsuale volontaria, avrebbe impedito la proposizione di una ulteriore procedura concorsuale ugualmente volontaria, in considerazione del principio di alternatività delle procedure concorsuali, desumibile dalla L. Fall., art. 161, comma 6 oltre al fatto che il nuovo piano di composizione della crisi comportava una differente percentuale di soddisfacimento dei creditori, ed, inoltre, non era possibile, secondo il medesimo Tribunale, modificare il contenuto di un accordo di composizione della crisi d'impresa oramai omologato, con un altro predisposto successivamente.

    La Corte territoriale, nel riformare la sentenza del Tribunale di Macerata, osserva che ai fini del giudizio d'inammissibilità della successiva domanda di concordato preventivo, non può prescindersi da una verifica in concreto se tale nuova domanda conseguente a un accordo, L. Fall., ex art. 182 bis omologato, sia stata proposta per regolare lo stato di crisi dell'impresa attraverso un accordo con i creditori di quest'ultima, e non al solo scopo di procrastinare la dichiarazione di fallimento.

    Pertanto, secondo i giudici d'appello, è ammissibile in astratto la presentazione di una domanda di concordato dopo aver...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo, la curatela ricorrente deduce, da una parte, la violazione della L. Fall., art. 182 bis in combinato disposto con gli artt. 15, 160, 161 e 162 medesima legge, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dall'altra, deduce il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sul medesimo profilo, in quanto, erroneamente, i giudici d'appello avevano ritenuto che la domanda di concordato preventivo presentata successivamente a un accordo di ristrutturazione omologato poteva ritenersi ammissibile e non doveva essere respinta in limine se non previa verifica della sua manifesta abusività, mentre così non era, alla luce della natura concorsuale dell'accordo di ristrutturazione in oggetto, e della conseguente alternatività ed incompatibilità della consecuzione delle due procedure volontarie di cui si discute, aventi la medesima causa, di regolazione della crisi, attraverso il soddisfacimento dei creditori. Con un secondo motivo, la curatela ricorrente deduce il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto, l'iter formativo del convincimento dei giudici d'appello risulterebbe affetto da vizi logici e giuridici per omesso esame di un fatto di determinante importanza, quale l'abuso del diritto, rilevabile dalla condotta processuale della debitrice, per come sopra evidenziata.

    I due motivi, che possono essere oggetto di un esame congiunto, perchè strettamente connessi, sono infondati.

    In via preliminare, va rilevata la natura di procedura concorsuale dell'accordo di ristrutturazione, ex art. 182 bis c.p.c. (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 9087 del 2018); infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte " (...) l'accordo di ristrutturazione dei debiti di cui alla L. Fall., art....

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