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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza del 2 novembre 2017, la Corte d'appello di Ancona, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Ancona con la quale B.C. era stato condannato, quale legale rappresentante della Clabo Group di Jesi, per il reato di cui all'art. 81 c.p., comma 2 e D.L. 12 settembre 1983, n. 463, art. 2, convertito dalla L. 11 novembre 1983, n. 638, per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori limitatamente al periodo da dicembre 2009 al febbraio 2010 e da settembre 2010 al dicembre 2010, per un importo di Euro 145.461,00, previa dichiarazione di non doversi procedere per le omissioni relative all'anno 2009 perchè estinte per prescrizione ha ridotto la pena inflitta a mesi uno e giorni 10 di reclusione e Euro 500,00 di multa.

    2. Avverso la sentenza ha presentato ricorso l'imputato, a mezzo del difensore di fiducia, e ne ha chiesto l'annullamento deducendo i seguenti motivi enunciati nei limiti di cui all'art. 173 disp.att. c.p.p..

    -Violazione di legge in relazione alla condotta materiale di reato di cui al D.L. n. 463 del 1983, art. 2, nonchè in relazione alla mancanza dell'elemento soggettivo. Argomenta il ricorrente che la Corte d'appello non avrebbe correttamente interpretato e valutato i vincoli derivanti dalla procedura di ristrutturazione del debito di cui all'art. 67, comma 3, lett. d) L. Fall. La società del ricorrente aveva avviato una procedura di ristrutturazione del debito il cui accordo di ristrutturazione era stato sottoscritto il 03/12/2009 e successivamente rimodulato il 04/07/2012, di tal chè la società aveva avviato i pagamenti dei debiti nei modi e nei tempi previsiti dal citato accordo. La ristrutturazione del debito era conseguente alla grave crisi finanziaria del 2008, e aveva così consentito una dilazione del debito anche quello nei confronti dell'INPS. L'imputato non avrebbe potuto onorare il...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    4. Il primo motivo di ricorso è inammissibile per la proposizione di una doglianza manifestamente infondata e anche riproduttiva della stessa questione già devoluta in appello, con riguardo alla configurabilità della scriminante dell'adempimento di un dovere ai fini di esclusione dell'elemento soggettivo del reato, puntualmente esaminata e disattesa dai giudici di merito con motivazione del tutto coerente e adeguata.

    5. La Corte d'appello, in continuità con la pronuncia del Tribunale, sulla scorta dell'accertamento, in punto di fatto, dell'omissione del versamento dei contributi assistenziali e previdenziali relativi all'anno 2010, accertamento insindacabile in questa sede perchè sorretto da adeguata motivazione, ha escluso il rilievo, quale scriminante dell'omissione, dell'intervenuto accordo ex art. 67, comma 3, lett. d) L. Fall., presentato nel novembre 2009, rimodulato il 4 luglio 2012, in quanto iniziativa intrapresa dall'imprenditore in crisi in epoca precedente al sorgere del debito Inps e dell'omesso versamento relativo alle mensilità a partire da dicembre 2009 e per le mensilità del 2010 e che, dunque, non ricomprendeva i debiti in oggetto. Sotto altro profilo, la corte territoriale ha escluso che la documentazione attestante una richiesta di rateizzazione nel 2012, ed accolta parzialmente, inerente a debiti di varia natura, consentisse l'imputazione dei debiti odierni in ragione del fatto che la rateizzazione dei debiti di cui al procedimento penale iniziava a decorrere dal febbraio 2013, in epoca di molto posteriore alla notifica dell'avviso di accertamento Inps del marzo 2011 e aprile 2011 e, dunque, non ricompresa nella rimodulazione del luglio 2012.

    6. La prospettazione difensiva è, in ogni caso, priva di pregio perchè fondata su un'errata interpretazione degli effetti giuridici del piano attestato ex art. 67, comma 3 lett. d) della L. Fall..

    Il piano attestato di...

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