ATTENZIONE: stai consultando la versione GRATUITA della Bancadati. Per accedere alla versione completa abbonati subito

Estremi:
Consiglio di Stato, 2018,
  • Fatto

    FATTO

    Con sentenza n. -OMISSIS-il Tar per la Campania ha accolto il ricorso proposto dalla -OMISSIS-avverso l'informativa antimafia emessa dal Prefetto di Napoli, disponendone l'annullamento.

    Il primo giudice, ha rilevato in fatto che la permeabilità dell'azienda alla criminalità organizzata è stata desunta principalmente dai rapporti con gli appartenenti alla famiglia -OMISSIS-e la società -OMISSIS-(gestita dai -OMISSIS-) attinta anch'essa da due informative antimafia, rispettivamente emesse nel 2009 e nel 2014 dal Prefetto di Caserta.

    Detti elementi, tuttavia, secondo il Tar, avrebbero perduto ogni valenza indiziaria nella considerazione che entrambe le informative a carico della -OMISSIS-sono state annullate con sentenze n. -OMISSIS-e n. -OMISSIS-dello stesso Tar Campania.

    Sicché, nella ritenuta assenza di ulteriori e nuovi elementi di contiguità in capo alla società ricorrente, il primo giudice si è determinato ad annullare l'interdittiva impugnata.

    Avverso tale decisione propongono appello, con unico atto, il Ministero dell'Interno e l'U.T.G. di Napoli invocando la riforma della decisione impugnata.

    Deduce, in particolare, l'appellante che la citata sentenza n. -OMISSIS-del TAR Campania, che ha annullato l'interdittiva antimafia contro la società -OMISSIS-, è stata integralmente riformata con sentenza n. -OMISSIS-da questa stessa sezione del Consiglio di Stato.

    Con tempestiva memoria resiste in giudizio la -OMISSIS-invocando il rigetto dell'appello.

    All'odierna udienza, dopo la discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    DIRITTO

    Va brevemente ricordato che secondo la consolidata giurisprudenza della Sezione l'impianto motivazionale dell'informazione antimafia deve fondarsi su una rappresentazione complessiva, imputabile all'autorità prefettizia, degli elementi di permeabilità criminale che possano influire anche indirettamente sull'attività dell'impresa, la quale si viene a trovare in una condizione di potenziale asservimento rispetto alle iniziative della criminalità organizzata di stampo mafioso.

    Il quadro indiziario dell'infiltrazione mafiosa posto a base dell'informativa deve dar conto in modo organico e coerente, ancorché sintetico, di quei fatti aventi le caratteristiche di gravità, precisione e concordanza, dai quali, sulla base della regola causale del "più probabile che non", il giudice amministrativo, chiamato a verificare l'effettivo pericolo di infiltrazione mafiosa, possa pervenire in via presuntiva alla conclusione ragionevole che tale rischio sussiste tenuto conto di tutte le circostanze di tempo, di luogo e di persona specificamente dedotte a sostegno dell'adottato provvedimento amministrativo (Cons. St., sez. III, 3 maggio 2016, n. 1743).

    I fatti che l'autorità prefettizia deve valorizzare sono rilevanti nel loro valore oggettivo, storico, sintomatico, perché rivelatori del condizionamento che le associazioni mafiose, in molteplici, cangianti e sempre nuovi modi, possono esercitare sull'impresa.

    Tra questi fatti (cfr. la sentenza n.-OMISSIS-cit.) rilevano, in particolare, l'esistenza di legami affettivi che rivelino una regia familiare dell'impresa, considerata anche la struttura a base familistica delle associazioni mafiose e le frequentazioni e i rapporti con soggetti malavitosi disvelanti una vicinanza alle cosche, in qualsiasi modo tali rapporti abbiano a manifestarsi.

    Nel presente giudizio è, poi, di particolare utilità...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
please wait

Caricamento in corso...

please wait

Caricamento in corso...