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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Gli eventi di cui al processo in esame si inseriscono nella più ampia vicenda relativa al tracollo del gruppo (OMISSIS) e delle società riconducibili alla famiglia T., il cui stato di insolvenza culminò (tra il (OMISSIS)) nella dichiarazione di fallimento di molte compagini ((OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) ed altre); gli addebiti molteplici si collegano alla concessione di un prestito-ponte (destinato a soddisfare esigenze di liquidità nelle more della definizione di una complessiva ristrutturazione dei debiti e dei flussi creditori nei confronti di istituti bancari) pari a 50 milioni di Euro da parte di Banca di Roma a (OMISSIS) S.p.a. e da quest'ultima veicolato in parte al sottogruppo turismo - già versante in stato di virtuale decozione - e in parte utilizzato per il pagamento di una rata del prezzo dell'azienda "(OMISSIS)", caldeggiato in modo pressante dal gruppo (OMISSIS) - verso cui T. e (OMISSIS) erano fortemente indebitati - il quale era interessato a ristrutturare il debito del gruppo (OMISSIS), che versava in condizioni critiche e che era grande debitore di (OMISSIS). Gli imputati erano appartenenti al ceto bancario e finanziario da cui erano scaturite le operazioni incriminate: G. quale presidente di (OMISSIS), T. quale responsabile dell'Area Legale ed Affari Generali dapprima di Banca di Roma e poi di (OMISSIS), A. quale Direttore Generale di (OMISSIS), F. quale responsabile della funzione "Large Corporate" di (OMISSIS); Mu. quale responsabile della funzione Crediti di (OMISSIS), M. quale Direttore Centrale di Banca di Roma.

    1.1. G. rispondeva del capo A) della rubrica (bancarotta impropria continuata e fatti di bancarotta semplice per avere assicurato l'appoggio finanziario al gruppo turistico T., in assenza dei presupposti di merito creditizio: pur consapevole che il gruppo emetteva bonds per fronteggiare costanti perdite e distrazioni di fondi occultate in modo sempre...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. I ricorsi oggetto di esame attengono tutti, nella sostanza, al trattamento sanzionatorio e le censure relative alle pene principali inflitte - ivi comprese quelle con cui si sostiene la unitarietà del fatto di bancarotta per distrazione riferibile al patrimonio della medesimo ente, ancorchè posto in essere con pluralità di atti o dando al compendio distratto diverse destinazioni (Sez. U, n. 21039 del 27/01/2011, Loy) - potrebbero in larga misura essere risolte direttamente in questa sede.

    Non altrettanto, invece, può dirsi per le doglianze riferite alla durata delle pene accessorie inflitte.

    2. Nella sentenza di annullamento con rinvio, a seguito della quale è stata pronunziata la sentenza oggi impugnata, è stato affermato il principio di diritto che, "stante l'inequivocabile tenore letterale dell'ultimi comma dell'art. 216 L. Fall., deve ritenersi legittimamente applicata la pena accessoria dell'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e (dell') incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa nella misura di dieci anni e, pertanto, anche in misura superiore a quella della pena principale inflitta, trattandosi di pene accessorie la cui durata è fissata dal legislatore in misura determinata e fissa e, quindi, a prescindere dalla durata della pena principale, con conseguente inapplicabilità dell'art. 37 c.p. e del potere del giudice di modularne la durata". E tale interpretazione, vincolante per il giudice di rinvio, non può essere più posta in discussione, neppure nel nuovo giudizio di legittimità, rappresentando la regola iuris a cui occorre conformarsi per il caso concreto in esame.

    Tanto posto, deve essere esaminata la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 216, u.c., e art. 223, u.c., (recante "disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della...

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