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  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con decreto depositato il 27/8/2015, il Tribunale di Palermo, in parziale accoglimento dell'opposizione allo stato passivo proposta da Riscossione Sicilia s.p.a. nei confronti del Fallimento di G.S. nonchè della società di fatto tra G.S. e P.F., ha ammesso la ricorrente al passivo del Fallimento di G.S. in relazione alla domanda cron. n. 6 in privilegio per Euro 820.903,31, ed in chirografo per Euro 88.153,69, ed al passivo del fallimento di P.F. in relazione alla domanda cron. n. 3 in privilegio per Euro 59,39 ed in chirografo per Euro 681,65; ha condannato l'opponente alle spese del giudizio.

    Nello specifico, il Tribunale ha respinto l'eccezione di difetto di giurisdizione a conoscere dell'eccezione, sollevata dal curatore, di prescrizione dei crediti tributari dopo la notifica della cartella, ritenendo che, ai sensi del D.Lgs. del 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, la competenza giurisdizionale del giudice tributario si esaurisce insieme ed in conseguenza della sopravvenuta incontrovertibilità della pretesa, che si determina con la notifica della cartella non seguita da impugnazione; ha ritenuto non provata la notificazione della cartella ovvero dell'intimazione di pagamento, alla stregua della mera distinta di accettazione dell'Ufficio Postale priva dell'indicazione dell'indirizzo di destinazione della raccomandata e che il credito tributario a seguito della notifica della cartella esattoriale è soggetto alla prescrizione breve prevista per il singolo tributo e non a quella decennale.

    Ciò posto, il Tribunale ha valutato le singole istanze di ammissione, ed ha accolto l'eccezione di prescrizione: quanto alle domande n. 2 e 3, per i crediti di cui alle cartelle indicate; per la domanda n. 4, in relazione alle cartelle indicate, e, quanto alle cartelle contraddistinte dai numeri finali 2645 e 5353, ha escluso il perfezionamento...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Col primo motivo, Riscossione Sicilia s.p.a. denuncia, quale vizio ex art. 360 cod. proc. civ., n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, sostenendo che spetta al giudice tributario, che è fornito di giurisdizione sull'obbligazione tributaria, conoscere dell'eccezione di prescrizione, quale fatto estintivo dell'obbligazione, e che la cartella o il sollecito di pagamento inviati al contribuente non possono ritenersi atti dell'esecuzione forzata tributaria, sui quali difetterebbe la giurisdizione del giudice tributario, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2.

    Col secondo motivo, la ricorrente si duole della pronuncia impugnata laddove ha ritenuto applicabile ai crediti portati nelle cartelle non impugnate il termine di prescrizione breve, in violazione degli artt. 2953 e 2946 cod. civ., L. 8 luglio 1995, n. 335, art. 3, comma 9, art. 1219 cod. civ., D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2 e 19 e dell'orientamento di legittimità, da cui la mancata maturazione del termine decennale di prescrizione non essendo decorso il decennio tra la notifica della cartella o dell'ultimo atto interruttivo e la trasmissione della domanda di insinuazione.

    Col terzo, denuncia l'erroneo presupposto da cui è partito il Tribunale, che, in caso di notifica di una cartella di pagamento nelle mani di un familiare convivente, debba seguire l'adempimento dell'avviso al destinatario mediante lettera raccomandata, adempimento necessario invece nel caso di consegna al portiere o al vicino di casa.

    Col quarto, si duole della violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ., per essere stata condannata alle spese, pur essendo vittoriosa per la maggior parte dei crediti, non vertendosi in un caso di soccombenza reciproca, potendo il Giudice al più compensare le spese.

    Posta l'ammissibilità del ricorso ex art. 366 cod. proc. civ., comma...

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