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Estremi:
Cassazione penale, 2016,
Classificazione:
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1 - Con sentenza dell'11 maggio 2016 il Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Roma dichiarava non luogo a procedere nei confronti di S.M., T.P. e G.F. in ordine al delitto loro ascritto ai sensi dell'art. 110 c.p. e art. 648 bis c.p., commi 1 e 2, per avere, tutti quali funzionari della Banca Popolare di Ancona, filiale di (OMISSIS), sostituito denaro proveniente dal delitto di bancarotta consumato da M.R., richiedendo, lo S., e monetizzando, gli altri due, in denaro contante 6 assegni circolari dell'importo totale di Euro 72.000, tratti da valuta della (OMISSIS) srl (dichiarata fallita con sentenza del 24 gennaio 2013), così compiendo operazioni idonee ad ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa anche grazie all'interposizione nella negoziazione degli stessi della madre e della moglie del T. e dei genitori del G.; fatti consumati in (OMISSIS).

    Il Giudice, sulla scorta del principio di diritto fissato da questa Corte con sentenza n. 23052 del 23 aprile 2015, aveva ritenuto che il delitto contestato agli imputati potesse configurarsi solo in relazione a condotte poste in essere in epoca successiva alla declaratoria del fallimento perchè, solo in tale data, si poteva considerare consumato il delitto di bancarotta presupposto.

    2 - Propone ricorso avverso la predetta ordinanza il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma censurando la decisione del giudice in quanto il delitto presupposto non poteva considerarsi inesistente o non perfezionato posto che, se anche gli elementi costitutivi dell'ipotesi di bancarotta non si erano tutti avverati non essendo stato ancora dichiarato il fallimento, le condotte che avevano consentito il lucro oggetto del contestato delitto di riciclaggio avevano pur sempre rilievo penale, concretando, a danno della società poi fallita, il delitto di appropriazione indebita...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso è fondato.

    1 - Il più recente arresto di questa Corte è nel senso che i delitti di ricettazione e riciclaggio riguardanti il provento del reato di bancarotta fraudolenta sono configurabili anche nell'ipotesi di distrazioni fallimentari compiute prima della dichiarazione di fallimento, in tutti i casi in cui tali distrazioni erano "ab origine" qualificabili come appropriazione indebita, ai sensi dell'art. 646 cod. pen. (Sez. 2, n. 33725 del 19/04/2016, Dessì, Rv. 267497).

    Un giudizio, questo, che si condivide in considerazione del rapporto in cui si trovano il delitto di appropriazione indebita (aggravata ai sensi dell'art. 61 c.p., n. 11, in considerazione delle qualità dei soggetti agenti; e quindi anche procedibile d'ufficio) e il delitto di bancarotta patrimoniale in ragione del quale il secondo assorbe il primo (ai sensi dell'art. 84 cod. pen., divenendo l'appropriazione un elemento costitutivo della bancarotta: così Sez. 5, n. 2295 del 03/07/2015, Marafioti, Rv. 266018) quando la società, a danno della quale l'agente ha realizzato la condotta appropriativa (che diviene distrattiva), venga dichiarata fallita.

    La diversa opinione non tiene, infatti, conto di tale progressione criminosa e finisce per affermare l'irrilevanza penale delle indicate condotte di appropriazione indebita solo perchè le stesse sono state erroneamente qualificate come condotte di bancarotta fraudolenta patrimoniale, in contrasto con il potere, ed il dovere, del giudice di attribuire al fatto storico sottoposto al suo giudizio l'esatta qualificazione giuridica (con i possibili riflessi sanzionatori derivanti dalla applicazione al caso concreto dell'attenuante prevista dall'art. 648 bis c.p., comma 3).

    Del resto questa Corte ha anche affermato che, ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio, non si richiedono l'esatta individuazione e l'accertamento...

Correlazioni:

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