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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. La Corte d'appello di Lecce ha, con la sentenza impugnata, confermato quella emessa dal giudice di prima cura a carico di M.L. e S.M. per bancarotta fraudolenta continuata e aggravata in relazione al fallimento della Brindisi Calcio srl, dichiarato il 19/8/2004.

    Secondo la ricostruzione operata dai giudici di merito M.L. amministratore unico della società dal 21/6/2001 al 29/4/2003 e, poi, Presidente del Consiglio di amministrazione dal 30/4/2003 al 19/12/2003 - e S.M..

    - amministratore di fatto della medesima società - distrassero la somma di L. 88 milioni ottenuta come finanziamento dal comune di Brindisi per la ristrutturazione del campo di calcio dirottandola verso altra società amministrata da S. (la Papalini Partecipazioni spa: capo A); distrassero la somma di L. 447.000.000, apparentemente presente in cassa e mai consegnata ai successivi amministratori o al curatore (capo B); nel corso dell'esercizio 2000-2003 emisero simultaneamente, ma con scadenze differite, assegni per l'importo di Euro 174.908, tratti sulla Banca Meridiana, per "pagare compensi a giocatori, dirigenti, allenatori, custodi e autisti della squadra giovanile, senza registrare i relativi importi come costi di gestione della stessa (utilizzando il conto economico), bensì registrandoli come somme versate nella predetta cassa assegni (utilizzando dunque il conto finanziario), con conseguenti gravi anomalie contabili" (capo F); distrassero, immediatamente prima della nomina - avvenuta il (OMISSIS) - di N.U. a nuovo Presidente del Consiglio di amministrazione, la somma di Euro 76.838,71, contabilizzata in cassa-contanti e in cassa-assegni e non consegnata alla nuova dirigenza, nè al curatore (capo G); tennero le scritture contabili in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari (capo C).

    2. Contro la sentenza...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    I ricorsi di entrambi gli imputati pongono, dal punto di vista oggettivo, le medesime questioni, per cui vanno trattati unitariamente, salva la disamina delle questioni relative alla posizione di ognuno.

    1. Il delitto di bancarotta per distrazione è qualificato dalla violazione del vincolo legale che limita, ex art. 2740 c.c., la libertà di disposizione dei beni dell'imprenditore che li destina a fini diversi da quelli propri dell'azienda, sottraendoli ai creditori. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte da cui non si intravedono motivi per discostarsi - in tema di reati fallimentari, per beni del fallito ex art. 216 L.F. si intendono tutti quelli che fanno parte della sfera di disponibilità del patrimonio, indipendentemente dalla proprietà. Nella definizione di tale sfera si prescinde dal modo di acquisto dei beni, di tal che anche quelli ottenuti con sistemi illeciti ed in particolare per appropriazione indebita (o truffa) rientrano in tale novero. Tanto, perchè l'obiettività giuridica di quest'ultimo reato e quella della bancarotta sono diverse, in quanto l'"iter" criminoso del primo si esaurisce con l'acquisto dei beni mentre la sottrazione degli stessi è successiva e si ricollega ad una nuova ed autonoma azione, con la conseguenza che i due reati possono concorrere (Cass., 8373 del 27/9/2013; N. 2373 del 14/12/1988; N. 23318 del 17/03/2004; N. 44159 del 20/11/2008; N. 45332 del 9/10/2009). Infondata, pertanto, la pretesa degli imputati di stabilire un rapporto dì esclusione tra la truffa o l'appropriazione indebita della somma di L. 88 milioni e la bancarotta patrimoniale.

    Per il resto, anche le ulteriori doglianze relative alla contestata distrazione della somma suddetta sono manifestamente infondate, data l'assoluta irrilevanza della deduzione difensiva riportata in parte narrativa (la somma - riversata alla Papalini Partecipazioni srl - era rimasta "nel...

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