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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 6-20/3/2015, la Corte d'appello di Napoli, in accoglimento del reclamo di COMBAS s.r.l. in liquidazione, ha revocato il decreto di annullamento del concordato preventivo depositato dal Tribunale di Napoli il 10/11/2014 e la sentenza di fallimento del (OMISSIS), ed ha compensato le spese tra le parti.

    La Corte di merito, nello specifico e per quanto ancora rileva, ha ritenuto la mancanza dei presupposti per la pronuncia di annullamento del concordato, possibile, ex art. 138 l.f., richiamato dall'art. 186 l.f., solo ed esclusivamente nelle ipotesi di dolosa esagerazione del passivo, ovvero di sottrazione o dissimulazione dell'attivo, ma non nel caso della dolosa sottoesposizione del passivo o di esposizione di attivo inesistente; ha rilevato che, nel caso, il sequestro penale dell'immobile sociale del 7/1/2014, all'interno di un procedimento per l'uso di fatture per operazioni inesistenti con la conseguente evasione di imposte, a fronte dell'omologazione del concordato col decreto del 30/10/2013, si palesava come un atto successivo, e comunque non rientrante nella tipologia di atto della parte; che nessun occultamento di poste attive era riscontrabile nei comportamenti che avevano dato causa al sequestro; che la dichiarazione di credito iva inesistente non dava causa ad occultamento dell'attivo o ad esagerazione dello stesso, così come l'avere nascosto i comportamenti evidenziati nei verbali di constatazione della Guardia di Finanza, relativi alla emissione ed all'uso di fatture per operazioni inesistenti, avvenuti negli anni dal 2009 al 2012.

    Secondo la Corte d'appello, inoltre, mancava la prova del requisito soggettivo del dolo, nè era riscontrabile la dolosa sottrazione di parte rilevante dell'attivo, costituita dal "credito risarcitorio della società nei confronti dei propri amministratori per i danni derivati dagli illeciti oggetto di accertamento da parte...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1.- Con l'unico motivo di ricorso, il Fallimento si duole della violazione e falsa applicazione degli artt. 186 e 138 l.f..

    Secondo il Fallimento, è erronea l'affermazione della Corte d'appello che il provvedimento di sequestro, nell'ambito del procedimento per l'uso di fatture per operazioni inesistenti e conseguente evasione di imposte, non potesse integrare la fattispecie di dolosa sottrazione o dissimulazione dell'attivo, ed a riguardo obietta che, alla data di presentazione della domanda di concordato, detto provvedimento era assolutamente prevedibile. Quanto ai comportamenti che hanno determinato il sequestro, gli stessi non sono stati dichiarati, così dolosamente orientandosi il consenso dei creditori e l'emissione di fatture per operazioni inesistenti o ha sottratto attivo, se c'è stato il pagamento, o, in caso contrario, ha dolosamente esagerato il passivo.

    Secondo la parte, vi sarebbe stato occultamento dell'attivo, in relazione al credito risarcitorio nei confronti dei propri amministratori e il dolo è in re ipsa, avuto riguardo all'entità delle risorse sottratte.

    In linea generale, infine, il ricorrente prospetta che l'azione di annullamento del concordato si pone come una proiezione post omologazione della revoca dell'ammissione ex art. 173 l.f., da cui la possibilità di fare ricorso all'annullamento ogni qual volta il consenso dei creditori sia stato carpito con dolo, e non solo nelle due ipotesi restrittivamente previste dall'art. 138 l.f..

    2.1.- Il motivo va accolto, per le ragioni di seguito esposte.

    L'art. 186 l.f., nel prevedere la risoluzione e l'annullamento del concordato preventivo, all'ultimo comma dispone: "Si applicano le disposizioni degli artt. 137 e 138, in quanto compatibili, intendendosi sostituito al curatore il commissario giudiziale".

    L'art. 138 l.f., che disciplina l'annullamento del...

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