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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. In data 25 marzo 2004, veniva notificato a F.M., in proprio e quale genitore esercente la potestà sul figlio minore N.A., il decreto ingiuntivo n. 9743/2004, emesso dal Tribunale di Milano, con il quale le veniva ingiunto il pagamento, in solido con la Imero s.r.l., della somma di Euro 76.420,25, oltre interessi e spese, in favore della CASSA SAN GIACOMO s.p.a. (in qualità di cessionaria del Credito Artigiano s.p.a.), sulla base di una fideiussione rilasciata, a favore di detta società, dal defunto marito Na.At.. Con atto di citazione notificato il 26 maggio 2004, F.M. proponeva opposizione avverso il provvedimento monitorio, che veniva definita dal Tribunale di Milano con sentenza n. 3598/2006, depositata il 21. marzo 2006, con la quale il giudice adito revocava il decreto ingiuntivo,condannando la F., in proprio e nella qualità di genitore del minore N.A., al pagamento della stessa somma di Euro 76.420,25, oltre interessi e spese, in favore della CASSA SAN GIACOMO s.p.a., ma ponendola a carico di ciascun erede in proporzione della rispettiva quota ereditaria e nei limiti della stessa.

    2. La decisione veniva impugnata da F.M. dinanzi alla Corte di Appello di Milano, nei confronti della società CASSA SAN GIACOMO s.p.a. Si costituiva, peraltro, in giudizio la Finanziaria San Giacomo s.p.a., divenuta cessionaria dei crediti in sofferenza di Mediocreval s.p.a., già CASSA SAN GIACOMO s.p.a. La Corte territoriale con sentenza n. 3308/2008, depositata il 4 dicembre 2008, rigettava l'appello, condannando l'appellante al pagamento delle spese del grado di giudizio. Il giudice di secondo grado riteneva, in via pregiudiziale, infondate l'eccezione di incompetenza territoriale del Tribunale di Milano, per essere competente il Tribunale di Pavia in forza del Foro esclusivo del consumatore, reputando non applicabili al caso di...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. In via pregiudiziale, rileva la Corte che entrambi gli istituti di credito resistenti hanno eccepito l'inammissibilità del ricorso proposto dalla F. per pretesa genericità ed astrattezza dei quesiti, previsti dal disposto dell'art. 366 bis cod. proc. civ. applicabile alla fattispecie concreta ratione temporis.

    1.1. L'eccezione è infondata.

    1.1.1. Il quesito di diritto deve essere - invero - formulato, ai sensi dell'art. 366-bis cod. proc. civ., anche se non necessariamente in forma interrogativa (Cass. 774/2011), comunque in termini tali da costituire una sintesi logico-giuridica della questione, così da consentire al giudice di legittimità di enunciare una "regula iuris" suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata. Ne consegue che deve considerarsi inammissibile il motivo di ricorso sorretto da quesito la cui formulazione, ponendosi in violazione di quanto prescritto dal citato art. 366-bis, si risolve sostanzialmente in una omessa proposizione del quesito medesimo, per la sua inidoneità a chiarire l'errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in riferimento alla concreta fattispecie in esame (cfr., ex plurimis, Cass.S.U. 26020/2008; Cass. 7197/2009).

    1.1.2. Nel caso concreto deve, per contro, ritenersi che i quesiti di diritto - sebbene alquanto sintetici - consentano, nondimeno, di desumere agevolmente, dalla loro lettura, la sostanza delle censure mosse alla sentenza impugnata, in relazione alle questioni concernenti la mancata formale estromissione della cedente il credito litigioso, la mancata riunione dei giudizi ex art. 274 cod. proc. civ. e la denunciata violazione degli artt. 1469 c.c. e ss. e artt. 1956 e ss..

    1.2. L'eccezione di inammissibilità del ricorso va, pertanto, respinta.

    2. Passando, quindi, all'esame del merito, va rilevato che, con...

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