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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza in data 19-4-2010 il tribunale di Teramo rigettava l'opposizione di Intesa Sanpaolo s.p.a. avverso lo stato passivo del fallimento ICS di S.Q., dichiarato il 25-3-2008 in consecuzione di un concordato preventivo.

    Per quanto in effetti ancora rileva, il tribunale confermava l'esclusione del rango ipotecario vantato dall'istante, reputando non consolidata, e revocabile ex art. 67 L. Fall., l'ipoteca dedotta.

    Riteneva che, in caso di consecuzione di procedure, il termine a ritroso per l'esercizio della revocatoria dovesse decorrere dalla prima, non essendo le procedure distinguibili in ragione dello stato di insolvenza quanto piuttosto in relazione al giudizio di reversibilità o meno della crisi dell'impresa. Sicchè anche l'entità di quel termine, tenuto conto del medesimo principio, doveva esser riferita alla norma vigente alla data di ammissione al concordato - 10-10-1996 - rispetto alla quale le ipoteche, iscritte il 27-11-1995, non si erano consolidate.

    La banca ha proposto ricorso per cassazione deducendo tre motivi.

    La curatela del fallimento ha replicato con controricorso e memoria.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Col primo mezzo la ricorrente denunzia la nullità della decisione per violazione degli artt. 99 e 242 della L. Fall., per avere il tribunale deciso l'opposizione al passivo con sentenza, anzichè con decreto.

    Il motivo è infondato, non essendo la violazione formale determinativa della nullità del provvedimento.

    2. - Col secondo mezzo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 35 del 2005, art. 2, comma 2, (come convertito) e la conseguente violazione e falsa applicazione dell'art. 67, comma 1, n. 4, della L. Fall. nel testo sostituito dal medesimo art. 2, sottolineando che alla fase di concordato aveva fatto seguito il fallimento dopo l'entrata in vigore della novella citata.

    Censura quindi la sentenza per non aver considerato che l'applicabilità della riduzione, da un anno a sei mesi, del periodo sospetto - riferita alle azioni revocatorie proposte nell'ambito di procedure iniziate dopo la data di entrata in vigore del D.L. n. 35 del 2005 - andava parametrata all'inizio della procedura fallimentare, questa - e non il concordato - essendo condicio iuris dell'azione revocatoria.

    In sostanza, pur senza mettere in discussione l'operare del principio di consecuzione, la banca sostiene che, una volta dichiarato il fallimento in vigenza del novellato art. 67, il periodo sospetto rilevante in relazione agli atti compiuti antea rispetto al concordato preventivo dovevasi considerare quello di sei mesi;

    sicchè l'ipoteca, iscritta il 27-11-1995, avrebbe dovuto ritenersi consolidata a ogni effetto, e il relativo credito ammesso col grado ipotecario.

    3. - Il motivo è infondato.

    Il D.L. n. 35 del 2005, art. 2, comma 1, lett. a), conv. in L. n. 80 del...

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