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Estremi:
Cassazione civile, 2016,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con decreto del 28 gennaio 2015, la Corte d'appello di Brescia ha respinto i reclami riuniti, proposti dalla Cassa Padana-Banca di Credito cooperativo a r.l. e dalla società avverso decreto del Tribunale di Cremona del 30 giugno 2014 (sebbene per errore diversamente indicato nel dispositivo), che non ha omologato il concordato preventivo della Anghinetto s.r.l. in liquidazione.

    Ha ritenuto la corte territoriale che sussistevano atti di frode verso il ceto creditorio rilevanti ex art. 173 L. Fall., perchè i creditori non erano stati informati nel piano della reale situazione, essendo emersi dagli accertamenti del commissario giudiziale fatti potenzialmente idonei ad ingannare i predetti circa la reale consistenza del patrimonio della società, attesi pagamenti avvenuti in favore di banche successivi alla presentazione della domanda di concordato, con la conseguenza che il consenso del ceto creditorio è stato alterato.

    Quanto alla doglianza esposta dalla reclamante B.P., relativa alla mancata concessione alla debitrice Anghinetti s.r.l.

    della possibilità di conoscere i fatti impedienti il giudizio positivo di omologazione, essa è stata reputata inammissibile, in quanto riferibile non alla predetta, ma alla società.

    Avverso questo decreto propone ricorso la Anghinetti s.r.l. in liquidazione, affidato a cinque motivi ed illustrato da memoria. Non svolgono difese gli intimati.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - La società ricorrente ha proposto avverso il decreto impugnato cinque motivi di ricorso, che possono essere così riassunti:

    1) violazione o falsa applicazione dell'art. 81 c.p.c., o in subordine artt. 99 e 100 c.p.c. e art. 182 c.p.c., comma 2, per avere la corte territoriale reputato proposto il reclamo dalla B. in proprio, mentre la medesima aveva speso la sua qualità di liquidatrice della società, in nome e per conto della quale aveva sempre agito;

    2) omesso esame di fatto decisivo ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè in tal modo alla società è stato impedito di dare ingresso alla propria censura;

    3) nullità del procedimento con riguardo al medesimo equivoco, con violazione del diritto di difesa della ricorrente;

    4) violazione o falsa applicazione degli artt. 173, 175 e 180 L. Fall., posto che il commissario giudiziale nella relazione L. Fall.

    ex art. 172, regolarmente depositata e comunicata ai creditori, non ha mai discorso di atti in frode posti in essere dalla ricorrente, ma solo dell'incasso di titoli sui conti correnti sociali, destinati agli istituti di credito, in quanto riguardante lo "scarico degli effetti in portafoglio" presentati per lo sconto già prima della domanda di concordato; nel parere ex art. 180 L. Fall. ha espressamente escluso l'esistenza di operazioni fraudolente con riduzione del patrimonio a danno dei creditori; il piano concordatario indicava espressamente tali circostanze, dando per pacifico un obbligo restitutorio in capo alle banche; i creditori hanno espresso voto favorevole al concordato e all'udienza ex art. 180 L. Fall. nessuno dei dissenzienti si è costituito, nè ha proposto opposizione. La corte territoriale ha, in realtà, omesso ogni verifica sulla effettiva...

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