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Estremi:
Cassazione penale, 2015,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza del 2 febbraio 2015 la Corte d'appello di Milano ha confermato la pronunzia di primo grado, con la quale il Tribunale della stessa città aveva dichiarato D.S. colpevole del reato continuato di cui all'art. 81 cpv. c.p. e D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 185, perchè, con più azioni esecutive di un disegno criminoso, in tempi diversi, poneva in essere artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari quotati sul mercato telematico azionario (MTA) di Milano.

    In particolare al D. erano stati contestati questi fatti:

    ".... effettuava operazioni sulle azioni ordinarie CDC POINT nel MTA, tramite il servizio di on line trading fornito da Banca CRV - Cassa di Risparmio di Vignola S.p.a., secondo il seguente schema:

    - nelle giornate del 3 gennaio e 11 febbraio 2008, inseriva "proposte di negoziazione" (PDN) in acquisto per quantitativi rilevanti che comportavano il compimento di operazioni al termine della negoziazione continua o nell'asta di chiusura, con correlato rapido rialzo del prezzo del titolo, che raggiungeva così il livello massimo della seduta;

    - nelle giornate del 4 gennaio e 12 febbraio 2008, inseriva PDN in vendita per quantitativi rilevanti che comportavano il compimento di operazioni poco dopo l'avvio della negoziazione continua a prezzi inizialmente prossimi al livello massimo della seduta, raggiunto grazie al rapido rialzo del prezzo del titolo avviato al termine delle giornate del 3 gennaio e 11 febbraio.

    Le operazioni del 3 gennaio e 11 febbraio venivano effettuate con artifici tali da provocare una sensibile variazione del prezzo delle azioni, in quanto:

    - gli acquisti venivano concentrati in archi temporali ristretti e principalmente al termine della...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso deve essere rigettato.

    1. Il primo motivo è inammissibile, perchè reitera pedissequamente analogo motivo proposto avverso la pronunzia di primo grado; e l'esame della sentenza d'appello consente di ritenere -diversamente da quanto sostenuto con il terzo motivo di ricorso- che su tutte le questioni rappresentate dalla difesa sia stata fornita adeguata, congrua e logica risposta in motivazione.

    Va ricordato in proposito che la funzione tipica dell'impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce, che si realizza con la presentazione di motivi che, a pena di inammissibilità (artt. 581 e 591 c.p.p.), debbono indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta. Quindi, se il motivo di ricorso si limita - come nel caso in esame - a riprodurre il motivo d'appello, viene meno in radice l'unica funzione per la quale è previsto ed ammesso, posto che con siffatta mera riproduzione il provvedimento impugnato, invece di essere destinatario di specifica critica argomentata, è di fatto del tutto ignorato (tra le tante, Sez. 5^ n. 25559 del 15 giugno 2012, Pierantoni; Sez. 6^ n. 22445 del 8 maggio 2009, p.m. in proc. Candita, rv 244181; Sez. 5^ n. 11933 del 27 gennaio 2005, Giagnorio, rv. 231708; si vedano anche le più recenti Sez. 3^, n. 44882 del 18/07/2014, Cariolo e altri, Rv. 260608; Sez. 6^, n. 34521 del 27/06/2013, Ninivaggi, Rv. 256133).

    2. Va detto, inoltre, che le doglianze proposte con il primo e il terzo motivo mirano a una rivalutazione dei fatti come ricostruiti dai giudici di merito, rivalutazione non ammissibile in sede di legittimità.

    La motivazione della Corte territoriale non evidenzia vizi di illogicità e i rinvii alla motivazione di primo grado ...

Correlazioni:

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