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Estremi:
Cassazione penale, 2015,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con la pronuncia indicata in epigrafe, la Corte di appello di Bari confermava la sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Trani, in data 05/06/2008, nei confronti di P.G.A.; l'imputato risulta essere stato condannato a pena ritenuta di giustizia per il delitto di bancarotta fraudolenta, in relazione a condotte poste in essere nella gestione della s.a.s. "Scuola dell'Infanzia (OMISSIS)", dichiarata fallita il (OMISSIS).

    I fatti si assumevano commessi dal P. nella veste di presidente del consiglio di amministrazione di altra società (la Scuola dell'Infanzia Aladin s.r.l., subentrata nella gestione dell'istituto), a fronte di uno stato di decozione della (OMISSIS) emerso già nel 2000: all'epoca, la suddetta A. aveva cercato di trasferire la struttura alle proprie insegnanti, proponendo loro una compensazione con i crediti che spettavano loro per le prestazioni lavorative effettuate e non pagate, e ad almeno alcuni di quegli incontri aveva partecipato lo stesso P., come dichiarato da più soggetti.

    La circostanza veniva considerata significativa per provare la consapevolezza, in capo all'imputato, dello stato di decozione in cui versava la società fallita, e pertanto della valenza distrattiva delle avvenute cessioni di beni di pertinenza aziendale (beni strumentali per un valore di oltre 120.000,00 Euro, nonchè due furgoni). I giudici di appello sottolineavano la rilevanza della deposizione della teste V., la quale aveva dichiarato fra l'altro che tutto l'arredo scolastico era stato riutilizzato dalla società subentrante, mentre non potevano assumere valenza dirimente in senso favorevole al P. i contributi di altri testimoni; ciò in quanto:

    il dirigente scolastico C.C. aveva reso informazioni lacunose sulla...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso, contrariamente a quanto rileva la difesa, deve qualificarsi inammissibile.

    Innanzi tutto, è evidente che gli argomenti utilizzati al fine di segnalare il presunto travisamento della prova in cui sarebbero incorsi il Gup del Tribunale di Trani e la Corte di appello di Bari tendono in realtà a sottoporre al giudizio di legittimità aspetti che riguardano la ricostruzione del fatto e l'apprezzamento del materiale probatorio, da riservare alla esclusiva competenza del giudice di merito e già adeguatamente valutati sia in primo che in secondo grado.

    Sino alla novella introdotta con la L. n. 46 del 2006, la giurisprudenza di questa Corte affermava pacificamente che al giudice di legittimità deve ritenersi preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi o diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa, dovendo soltanto controllare se la motivazione della sentenza di merito fosse intrinsecamente razionale e capace di rappresentare e spiegare l'iter logico seguito. Quindi, non potevano avere rilevanza le censure che si limitavano ad offrire una lettura alternativa delle risultanze probatorie, e la verifica della correttezza e completezza della motivazione non poteva essere confusa con una nuova valutazione delle risultanze acquisite: la Corte, infatti, "non deve accertare se la decisione di merito propone la migliore ricostruzione dei fatti, nè deve condividerne la giustificazione, ma limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento" (v., ex plurimis, Cass., Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003,...

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