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Estremi:
Cassazione civile, 2015,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. - Con atto di citazione dell'aprile 1997, G.G. convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Taranto, i coniugi C.A. e D.C., nonchè C. F., fratello del primo, per chiedere che fosse dichiarata la nullità per simulazione assoluta e l'inefficacia ex art. 2901 c.c., sia del fondo patrimoniale costituito dai convenuti, avente ad oggetto appartamento e terreni, sia di un atto di vendita del 1996, con il quale il C. aveva alienato al fratello una quota di altre proprietà immobiliari.

    A fondamento delle domande l'attore sostenne che tali atti fossero fittizi e che fossero stati stipulati in pregiudizio della sua posizione creditoria vantata nei confronti dei coniugi, pari a L. 117.700.000, come risultante da precetto e da assegno ritornato protestato.

    Con atto di citazione del settembre 1997, il Banco di Napoli S.p.A. convenne, dinanzi al medesimo Tribunale di Taranto, i predetti coniugi C. e D. allegando di essere creditore nei loro confronti della somma di L. 194.292.035 e chiedendo, pertanto, che fosse dichiarata l'inefficacia, ai sensi dell'art. 2901 c.c., della costituzione dell'anzidetto fondo patrimoniale.

    Si costituirono in entrambi i giudizi i convenuti C. e D., nonchè, nel primo procedimento, anche C. F., contestando la fondatezza delle domande attoree.

    Riuniti i giudizi, il Tribunale di Taranto, con sentenza del febbraio 2005, rigettò la domanda di simulazione assoluta dei due contratti e accolse le domande di revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c., avanzate da entrambi gli attori.

    2. - Avverso tale sentenza interponevano appello principale i coniugi C. e D. sostenendo che fossero insussistenti i presupposti ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. - Con il primo motivo è denunciato, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.

    La Corte di appello avrebbe omesso di esaminare e valutare, sulla base degli atti di acquisto depositati dai ricorrenti e comprovanti la proprietà di diversi immobili, il residuo patrimonio degli stessi e l'assenza di pericolo per il soddisfacimento dei crediti.

    L'onere del debitore di provare che il residuo patrimonio era sufficiente a garantire le ragioni creditorie avanzate sarebbe stato assolto dagli attuali ricorrenti sia nel primo, che nel secondo grado di giudizio non solo deducendo il fatto, ma anche depositando gli atti di compravendita di una serie di beni immobili a dimostrazione della capienza del loro patrimonio (atti notarili che i ricorrenti allegano anche all'odierno ricorso per cassazione).

    A fronte di ciò, la motivazione della Corte di Appello si presenterebbe apodittica, generica e non adeguata, là dove afferma che non vi sarebbe alcuna prova, ma solo mera allegazione, che le residue proprietà degli appellanti fossero sufficienti al soddisfacimento dei crediti.

    Per le stesse ragioni la motivazione della pronuncia impugnata sarebbe da considerarsi anche illogica nella parte in cui ritiene provata la consapevolezza da parte dei debitori del consilium frandis, senza valutare a tal fine il valore delle residue proprietà dei ricorrenti.

    2. - Con il secondo mezzo è dedotta, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell'art. 2901 c.c., in quanto la Corte territoriale, nel ritenere provata la consapevolezza dei debitori del pregiudizio arrecato ai creditori, non avrebbe ...

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