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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Reggio Calabria ha confermato la dichiarazione di inefficacia, a norma della L. Fall., art. 64, dell'atto pubblico in data 15 aprile 1997 con il quale P.C., fallito poi nel (OMISSIS), aveva donato l'unico immobile di sua proprietà alla moglie C.A. in vista della imminente separazione consensuale dal coniuge. Hanno ritenuto i giudici del merito che il trasferimento della proprietà era stato del tutto gratuito e non proporzionato al patrimonio del donante, perchè risultava accertato che C.A. avesse un reddito personale sufficiente al proprio mantenimento, mentre P.C. non era stato esonerato dall'obbligo di concorrere al mantenimento dei figli minori, cui pure era destinata la nuda proprietà dell'immobile al raggiungimento della maggiore età di entrambi.

    Contro la sentenza d'appello ricorre ora per cassazione C. A. sulla base di un motivo d'impugnazione, cui resiste con controricorso la Curatela del fallimento di P.C..

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con l'unico motivo d'impugnazione la ricorrente deduce vizi di motivazione della decisione impugnata.

    Premesso di essere stata completamente all'oscuro delle attività del marito, dichiarato fallito quale socio di una società di persone e non quale imprenditore, essendo egli all'epoca dipendente di un istituto bancario, sostiene che, contrariamente a quanto affermato dai giudici del merito, nella richiesta di omologazione della separazione consensuale era espressamente prevista la destinazione della donazione anche a tacitare ogni pretesa economica di un coniuge nei confronti dell'altro. Nel medesimo atto era poi previsto che l'impegno di P.C. a contribuire al mantenimento dei figli minori era subordinato a specifiche motivate richieste della ricorrente. Ne consegue che il trasferimento dell'immobile era destinato a regolare i rapporti patrimoniali tra i coniugi anche con riferimento alle spese per il mantenimento dei figli, cui avrebbe provveduto di volta in volta solo in caso di necessità, oltre che con l'attribuzione della nuda proprietà una volta divenuti maggiorenni. Si trattava pertanto di un atto a titolo oneroso, perchè P.C. ne risultava esonerato dalla prestazione periodica e sistematica in favore dei figli.

    2. Il ricorso è infondato.

    In realtà la giurisprudenza più recente ha ben chiarito che occorre distinguere non solo tra negozio a titolo gratuito e negozio a titolo oneroso, ma anche tra gratuità e liberalità (Cass., sez. I, 5 dicembre 1998, n. 12325, m. 521419). In particolare l'assenza di corrispettivo, se è sufficiente a caratterizzare i negozi a titolo gratuito (così distinguendoli da quelli a titolo oneroso), non basta invece ad individuare i caratteri della donazione, per la cui sussistenza sono ...

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