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Estremi:
Tribunale Bergamo, 2015,
  • Fatto

    Preliminare ad ogni valutazione è il chiarimento inerente all’ambito di operatività della norma di cui all’art. 169 bis l. fall., che autorizza il debitore già ammesso al concordato preventivo a chiedere al giudice delegato l’autorizzazione a sciogliersi da un contratto pendente.

    Per contratto in corso di esecuzione, tale essendo la locuzione letterale del titolo dell’art. 169 bis l. fall., è da intendersi un negozio che al momento della presentazione dell’istanza da parte del soggetto in concordato sia ancora ineseguito o non ancora interamente eseguito da entrambe le parti contraenti.

    Nella sostanza, quindi, la norma opera con riferimento a quegli stessi negozi giuridici cui è applicabile la disciplina di cui agli artt. 72 e segg. l. fall., a nulla rilevando la diversità delle espressioni usate dal legislatore (contratti in corso di esecuzione nell’art. 169 bis l. fall.; rapporti pendenti nell’art. 72 l. fall.), dovendosi evidenziare che laddove quello dei contraenti che sia ancora in bonis abbia già interamente eseguito la propria prestazione ed invece l’altro, in concordato, non abbia ancora adempiuto, od esaurito di adempiere, alle proprie obbligazioni, il contratto deve necessariamente proseguire, senza che per il debitore in concordato sia possibile sciogliersi dal vincolo negoziale.

    Ciò detto, va evidenziato che nel caso di specie la società in concordato chiede di potersi sciogliere da un contratto di cessione pro solvendo di crediti futuri (quelli generati dal riconoscimento del GSE di tariffe incentivanti per il periodo di venti anni decorrenti dal 1.12.10, secondo la convenzione stipulata in data 10.5.2011) concluso con Intesa San Paolo s.p.a., cessionaria, in data 28...

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Note a sentenza (1)

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