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  • Fatto

    ESPOSIZIONE DEL FATTO

    Il 21 novembre 2011 il Tribunale di Roma, avendo ravvisato l'esistenza di una società di fatto costituita dai sigg.ri L. G., C.D.V.G., Ra.Ra.

    e T.R. al fine di raccolta e gestione del risparmio, ne accertò l'insolvenza e ne dichiarò il fallimento, esteso personalmente anche ai suindicati soci. Con la medesima sentenza fu altresì dichiarato il fallimento di tre ulteriori società, due delle quali denominate E.I.M. European Investments Management Limited, l'una con sede legale in Gran Bretagna e l'altra in Irlanda, e la terza denominata E.I.M. European Investments Management Inc., pure con sede legale in Gran Bretagna (società cui ci si riferirà d'ora innanzi cumulativamente col nome di E.I.M.), per il tramite della quali si era svolta l'attività della predetta società di fatto.

    I reclami proposti dai falliti avverso tale pronuncia furono rigettati dalla Corte d'appello di Roma con sentenza resa pubblica il 10 settembre 2012.

    Detta corte condivise, innanzitutto, la valutazione del tribunale secondo cui la sede effettiva delle tre società E.I.M., intesa come centro principale degli interessi dell'impresa collettiva nell'accezione di cui all'art. 3 del regolamento Europeo n. 1346/2000, doveva ritenersi ubicata in Italia, donde la giurisdizione del giudice italiano in ordine alla dichiarazione di fallimento di dette società. Escluse poi che fosse da considerare inesistente o nulla, sol perchè eseguita a mezzo di polizia giudiziaria, la notifica della richiesta di fallimento avanzata dal pubblico ministero e dei ricorsi proposti da alcuni creditori, ritenendo che si fosse trattato di una mera irregolarità sanata dalla costituzione in giudizio dei destinatari dell'atto. Del pari escluse...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. In ordine logico occorre anzitutto esaminare la questione di giurisdizione posta dall'ottavo motivo del ricorso principale e dal primo motivo del ricorso incidentale.

    1.1. Va subito osservato, peraltro, che siffatta questione riguarda unicamente la posizione delle tre società E.M.I., le quali hanno sede legale all'estero onde si contesta che la loro dichiarazione di fallimento potesse esser pronunciata da un giudice italiano. Ma, come già riferito in narrativa, il Tribunale di Roma ha dichiarato il fallimento anche di una società di fatto di cui ha ravvisato l'esistenza e, di conseguenza, sono stati altresì dichiarati falliti personalmente coloro che ne sono stati ritenuti soci: i sigg.ri L., C.D.V., Ra. e T.. Che vi fossero le condizioni per la dichiarazione di fallimento di tale società di fatto e dei suoi soci si discute in altri motivi di ricorso (se ne parlerà in seguito), ma è incontestato che, se esistente, quella società di fatto abbia avuto vita in Italia, onde è evidente che nessun dubbio può nutrirsi quanto alla competenza giurisdizionale del giudice italiano in ordine alla dichiarazione del suo fallimento e di quello dei relativi soci. Ed, infatti, sia il ricorso principale sia quello incidentale prospettano il difetto di giurisdizione del giudice italiano solo con riferimento alla dichiarazione di fallimento delle tre società E.M.I..

    Da tanto però consegue l'inammissibilità, per difetto d'interesse, dell'ottavo motivo del ricorso principale proposto dal sig. T., giacchè la dichiarazione di fallimento che lo concerne dipende dal fallimento della società di fatto operante in Italia, della quale l'impugnata sentenza afferma egli sia socio, non già dalla dichiarazione di fallimento delle predette società E.M.I.; nè ...

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