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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. I fatti per cui si procede sono stati oggetto di indagine a seguito del tracollo, verificatosi nel dicembre 2003, del colosso economico-finanziario costituito da un nutritissimo raggruppamento di società, comunemente designato con l'icastico nome di "galassia Parmalat".

    1.1. All'epoca della dichiarazione dello stato d'insolvenza, la struttura di controllo del gruppo Parmalat era articolata sulla base di una società quotata alla borsa valori - Parmalat Finanziaria s.p.a. - che controllava Parmalat s.p.a., Dalmata s.p.a., con sede entrambe in Collecchio, e Parmalat Capital Netherlands BV con sede in Olanda. Parmalat Finanziaria s.p.a. risultava indirettamente controllata dalle famiglie di T.C., T.L. e T. F., attraverso plurimi livelli di controllo "a cascata" che coinvolgevano le società Coloniale s.p.a., Utilitas srl, Acqua SA, Firmitas S.r.l.; quest'ultima apparteneva alla Venustas S.r.l. per il 51%, a T.L. per il 24,5% e a T.F. per il 24,5%.

    La Venustas s.r.l. era, a sua volta, controllata al 63% da T. S., mentre le sorelle T.L. e T.F. detenevano, rispettivamente, il 19,5% e il 17,5%.

    1.2. La catena di controllo del gruppo Parmalat si articolava dunque in una doppia struttura ad incrocio, di cui Parmalat Finanziaria era lo snodo centrale. Al di sotto di questa vi erano tutte le società controllate operative, finanziarie e di servizi, mentre al di sopra di essa esisteva una serie di società facente riferimento ai diversi componenti delle famiglie di T.C., T.A. e T.G..

    1.3. Accanto a questa struttura, definita a clessidra, esisteva un altro insieme di società che faceva ugualmente riferimento alle famiglie T.: in particolare Agis s.p.a. e Sata s.p.a., cui ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Nella disamina delle numerose questioni investite dai motivi di ricorso, conviene assegnare priorità a quelle che, per il loro carattere preliminare di rito, sono potenzialmente idonee ad esplicare efficacia assorbente o, quanto meno, a provocare la regressione dell'intero procedimento o di parte di esso.

    2. La prima, in ordine logico, delle cennate questioni è quella con cui il ricorrente T.C. eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice italiano in relazione agli illeciti riguardanti le società del gruppo Parmalat aventi sede all'estero.

    2.1. Sul punto in questione il ricorrente deduce illogicità della motivazione, per avere la Corte d'Appello fatto riferimento a un precedente giurisprudenziale, relativo ad un altro troncone della complessa vicenda processuale scaturita dal tracollo del gruppo Parmalat (Sez. 5^, n. 37370 del 07/06/2011, B.U.), del quale si deduce la non pertinenza alla fattispecie: sia per la diversità del rito - abbreviato - in quella sede adottato, sia per essersi ivi attribuita alle società estere una natura fittizia che, di contro, nel presente giudizio non è stata mai presa in considerazione.

    In argomento corre l'obbligo di osservare che, quand'anche potesse ritenersi sussistente il vizio motivazionale denunciato dal ricorrente, esso non potrebbe assurgere a causa di annullamento della sentenza: e ciò in quanto, in tema di inosservanza di norme processuali, la Corte di Cassazione decide in maniera diretta e non attraverso il sindacato sulla motivazione adottata dal giudice a qua.

    Infatti, ciò che rileva è soltanto la legittimità o meno della soluzione adottata dal giudice, rimanendo indifferenti le argomentazioni spese al riguardo nella sentenza, atteso che l'art. 619 ...

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