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Estremi:
Cassazione penale, 2014,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con sentenza del 7 giugno 2013 la Corte di appello di Ancona aveva dichiarato inammissibile il ricorso con il quale F.F. aveva interposto appello avverso la sentenza del Tribunale di Ancona, Sezione distaccata di Jesi, che aveva dichiarato la penale responsabilità del predetto in ordine al reato di cui al D.Lgs n. 74 del 2000, art. 5, per avere egli, rispettivamente negli anni di imposta 2006 e 2005, nella qualità di legale rappresentante della CUM Srl, omesso di presentare, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, le relative dichiarazioni, quanto al primo dei due anni indicati, in tale modo evadendo un'imposta superiore a Euro 77.468,53, e, quanto al secondo, indicando nella dichiarazione del relativi redditi elementi attivi per un importo di Euro 1.727.955,91 inferiori al quelli reali, così evadendo Euro 345.591,00 di imposta.

    A seguito di ciò il M. era stato condannato dal giudice di prime cure alla pena di anni 1 e mesi 4 di reclusione, oltre alle pene accessorie.

    La Corte di appello nel dichiarare la inammissibilità del gravame proposto dal M. ha rilevato che i motivi di appello presentati dal ricorrente, vertenti i primi due sulla stessa sussistenza delle fattispecie delittuose a lui contestate, senza che sia espressa alcuna doglianza in ordine alle argomentazioni con le quali il Tribunale ha, invece, ritenuto sussistere i predetti illeciti penali, ed il terzo sulla entità del trattamento sanzionatorio riservato al M., ma anche in questo caso, rileva la Corte territoriale, senza alcuna allegazione che potesse giustificare la sua riduzione, non soddisfacevano i requisiti di ammissibilità di cui all'art. 581 e art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c).

    Avverso la sentenza della Corte di appello ha proposto ricorso per ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso proposto va dichiarato inammissibile.

    Deve preliminarmente osservarsi che nel caso in esame la inammissibilità del ricorso in appello formulato dal M. è stata dichiarata dalla Corte di appello di Ancona non a seguito di procedura de plano con ordinanza ed in assenza di pieno contraddittorio, come pur previsto dall'art. 591 c.p.p., comma 2, ma a seguito dell'ordinaria celebrazione del giudizio di appello, con procedura quindi certamente più rispettosa, stante l'attivazione del contraddittorio perfetto e non solo cartolare, della tutela dei diritti del ricorrente.

    Sempre preliminarmente rileva il Collegio che, stante la natura processuale della decisione assunta dalla Corte territoriale e l'analoga indole del motivo di attuale impugnazione, la cognizione di questa Corte è estesa alla valutazione anche del fatto processuale, cioè alla specificità dei motivi di gravame, già esaminato dalla Corte territoriale.

    Tanto osservato, rileva, questa Corte, quanto alla ammissibilità dei motivi di gravame proposti in sede di appello, che la interpretazione giurisprudenziale dell'art. 585 c.p.p., lett. c), ha chiarito che in tema di impugnazioni, il requisito della specificità dei motivi di appello è rispettato quando l'atto di impugnazione individui il punto che si intende devolvere alla cognizione del giudice del gravame, enucleandolo con riferimento alla motivazione della sentenza impugnata, e specificando tanto i motivi di dissenso dalla decisione appellata che l'oggetto della diversa deliberazione sollecitata presso il giudice ad quem (Corte di cassazione, Sezione 2^ penale, 4 12 2013, n. 48422), dovendosi, in particolare, ritenere inammissibile l'atto di gravame laddove esso "non indichi con chiarezza e precisione gli elementi fondanti le ...

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