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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza depositata in data 17 luglio 2007 la Corte d'appello di Catania ha rigettato l'appello proposto da C.M. avverso la sentenza che, in accoglimento della domanda proposta dalla curatela del fallimento di S.A., aveva dichiarato inefficace nei confronti della massa: a) l'atto di vendita dal S. alla C. dei beni descritti nel rogito per notar Patti del 21 novembre 1995; b) l'atto di costituzione di fondo patrimoniale rogato il giorno seguente dal medesimo notaio.

    Per quanto ancora rileva, la Corte territoriale: a) ha escluso che la domanda avanzata imponesse l'integrazione del contraddittorio nei confronti dei figli della coppia S. - C.; b) ha ribadito l'assoggettabilità a revocatoria dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale, non costituente adempimento di un dovere giuridico, ma espressione di un fine di liberalità; c) ha ritenuto che, nel caso di specie, la prossimità cronologica dell'atto di costituzione del fondo e della vendita di alcuni immobili in favore della C., il rapporto di coniugio tra quest'ultima e il S. e, infine, l'assenza di una seria giustificazione razionale per la costituzione del fondo dimostrassero la dolosa preordinazione di quest'ultima a ridurre le garanzie dei creditori.

    Avverso tale sentenza la C. propone ricorso per cassazione affidato a cinque motivi. La curatela del fallimento non ha svolto attività difensiva.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo di ricorso, si lamenta violazione dell'art. 51 c.p.c., n. 4, dal momento che del collegio giudicante della Corte d'appello di Catania aveva fatto parte il magistrato che era stato giudice delegato del fallimento del S. e componente del collegio che aveva rigettato l'opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento. Secondo la ricorrente, l'eccezione è tempestiva, perchè la composizione del collegio giudicante diviene nota solo con la pubblicazione della sentenza.

    Il motivo è inammissibile, per l'assorbente ragione che, come precisato da Cass., Sez. Un., 11 marzo 2002, n. 3257, seguita dalla costante giurisprudenza successiva (v., ad es., Cass. 15 maggio 2007, n. 11187), il potere di ricusazione costituisce un onere per la parte, la quale, se non lo esercita entro il termine all'uopo fissato dall'art. 52 cod. proc. civ., non ha mezzi processuali per far valere il difetto di capacità del giudice; consegue che, in mancanza di ricusazione, la violazione da parte del giudice dell'obbligo di astenersi non può essere fatta valere in sede di impugnazione come motivo di nullità della sentenza. Al riguardo, va rilevato che, ai sensi del menzionato art. 52 c.p.c., comma 2, la proposizione della ricusazione deve intervenire due giorni prima dell'udienza, se al ricusante è noto il nome dei giudici che sono chiamati a trattare o a decidere la causa, e prima dell'inizio della trattazione o discussione di questa, in caso contrario.

    Nel caso di specie, emerge dal verbale dell'udienza collegiale del 22 novembre 2006, destinata alla precisazione delle conclusioni del processo d'appello, che la dottoressa Cr. compariva come componente del collegio, talchè la deduzione del ricorrente, di non avere conosciuto prima del deposito della sentenza il nominativo dei ...

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