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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con la sentenza impugnata, in parziale riforma delle sentenze del Tribunale di Torino del 27/10/2003 e del 15/07/2005, veniva confermata l'affermazione di responsabilità di F.M. E. per il reato continuato di cui al R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 216 e art. 321 c.p., commesso quale amministratore di fatto della Kappa Service s.coop.r.l., dichiarata fallita in (OMISSIS), distraendo utili conseguiti negli anni dal 1997 al 1999 per complessive L. 186.000.000, sottraendo le scritture contabili o comunque tenendole in modo da impedire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari della società e consegnando a M.G., presidente del consiglio di amministrazione dell'Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza Donina, la complessiva somma di L. 27.650.000 per conseguire il subentro della Kappa Service nell'appalto per lavori presso l'istituto.

    La sentenza di primo grado veniva riformata con l'assorbimento del reato di bancarotta del reato di appropriazione indebita già contestato all'imputato, il riconoscimento della continuazione e la rideterminazione della pena in anni quattro di reclusione. L'imputato ricorre sui punti e per i motivi di seguito indicati.

    1. Sulla procedibilità per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, il ricorrente deduce violazione di legge nel mancato riconoscimento del giudicato formato dalla sentenza di primo grado del 27/10/2003 con la condanna per il reato di appropriazione indebita delle stesse somme oggetto dell'imputazione del reato di bancarotta di cui alla successiva sentenza del 15/07/2005, fatto diverso dal precedente per la sola circostanza della dichiarazione di fallimento, che non costituisce evento del reato e, comunque, già realizzato allorchè l'imputato veniva giudicato in primo grado...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il motivo proposto sulla procedibilità per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale è infondato.

    A prescindere dalla questione della rilevanza dell'argomento della Corte territoriale sull'avvenuta riunione in appello dei procedimenti relativi ai reati di appropriazione indebita e di bancarotta per distrazione, contestata dal ricorrente in base alla dedotta formazione già a quel punto del giudicato sul primo reato, è determinante la considerazione per la quale l'irrevocabilità della decisione sull'imputazione di appropriazione indebita di determinati beni non produce alcun effetto preclusivo in ordine al giudizio sull'imputazione di bancarotta per distrazione degli stessi beni. Si tratta invero di due fattispecie strutturalmente diverse, la realizzazione dei cui elementi costitutivi da luogo ad un reato complesso, con l'unica conseguenza, nel caso di specie puntualmente rilevata, dell'assorbimento del reato di appropriazione indebite in quello di bancarotta (Sez. 5^, n. 4404 del 18/11/2008 (dep. 02/02/2009), Ricci, Rv. 241887; Sez. 5^, n. 37567 del 04/04/2003, Sivieri, Rv. 228297).

    E se è vero che, come rilevato dal ricorrente, l'elemento che strutturalmente differenzia il secondo reato dal primo, ossia l'intervenuta declaratoria di fallimento, non integra un evento del reato di bancarotta, è vero altresì che lo stesso qualifica la fattispecie nella sua specifica offensività, modificandola sostanzialmente da quella limitata al patrimonio sociale, propria del reato di appropriazione indebita, alla lesività della garanzia che il patrimonio dell'imprenditore, secondo la previsione dell'art. 2740 cod. civ., offre ai creditori (Sez. 5^, n. 36629 del 05/06/2003, Longo, Rv. 227148), messa in pericolo dalla destinazione di componenti del ...

Correlazioni:

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