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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. A C.R., nella qualità di amministratore di fatto, a O.R., quale amministratore di diritto della società Test Video System S.p.A. ed a Ca.Gi., quale amministratore di diverse società "cartiere", in concorso con altri, è stato contestato di avere cagionato il fallimento della società Test Video System S.p.A., per effetto di operazioni dolose consistite nel porre in essere un meccanismo di frode fiscale che consentiva alla società di ottenere credito d'imposta, facendo emettere fatture per operazioni inesistenti, da altre società cartiere che facevano capo agli imputati e costituite a tale scopo, e di ottenere un plafond per acquisti in sospensione di imposta, attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti verso società, anche queste riferibili agli imputati, site in paesi della comunità Europea. Tali operazioni avevano consentito alla Test Video System S.p.A. di acquisire la qualifica di esportatore abituale, ottenendo finanziamenti bancari con distrazione dalle casse sociali di consistenti liquidità per un ammontare complessivo superiore a L. 2.500.000.000.

    2. In particolare, Test Video System S.p.A., sulla base delle indicazioni fornite dal curatore e dagli altri testi escussi in primo grado, risultava acquistare i prodotti da società amministrate da Ca.Gi., ma prive di struttura operativa e che avevano emesso fatture nei confronti di Test Video System S.p.A. per oltre 20 miliardi negli anni 1997 e 1998. Le fatture provenivano da società inglesi che avevano cessato la propria attività all'inizio del controllo fiscale e di cui C. era direttore tecnico. Il meccanismo aveva attribuito alla società fallita la possibilità di acquisire la qualifica di esportatore abituale, che le consentiva di operare cessioni all'interno della comunità in esenzione di Iva, che ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    La sentenza impugnata non merita censura.

    1. Con il primo e terzo motivo proposti dalla difesa di C. R. e con il primo motivo del ricorso di Ca.Gi. gli istanti lamentano che la Corte territoriale non avrebbe considerato che le perdite registrate, costituendo reati di natura fiscale, non possono avere rilievo anche in termini di distrazione ai fini del reato di bancarotta fraudolenta, poichè la norma non può essere violata due volte. Tale vizio, rileverebbe anche in termini di violazione di legge, poichè i giudici di merito hanno ritenuto che, dalla medesima condotta, sia derivato, sia il depauperamento della società, di cui al capo a), sia la distrazione di fondi sociali, di cui al capo b), con conseguente divieto di violazione, per due volte, della medesima disposizione.

    2. La censura è infondata. Come correttamente evidenziato dalla corte territoriale la responsabilità degli imputati, derivante dalla programmazione, partecipazione ed esecuzione di frodi fiscali, è stata penalmente sanzionata quale ipotesi di bancarotta, poichè gli imputati "per effetto di operazioni dolose" hanno determinato il fallimento della società. Va ricordato che, poichè il fallimento non deve necessariamente e intenzionalmente essere voluto quale conseguenza della condotta, non sussiste contrasto logico tra compimento di operazioni dolose (nella specie emissione di fatture per operazioni inesistenti), per effetto delle quali sia stato cagionato il fallimento e interesse alla società poi fallita, stante la diversità concettuale tra l'elemento psicologico delle predette operazioni e il rapporto causale con il fallimento stesso, ben potendo coesistere la mera consapevolezza di quest'ultimo quale possibile esito (anche) della propria condotta, e quindi l'assunzione del relativo...

Correlazioni:

Note a sentenza (1)

Legislazione Correlata (2)

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