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Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. L'Agenzia delle entrate ricorre per cassazione avverso la sentenza 24/24/09 del 4.5.2009 con la quale la CTR Veneto, in accoglimento dell'appello spiegato dalla contribuente a mezzo del proprio commissario liquidatore, ha riformato la sentenza di primo grado che ne aveva respinto il ricorso nei confronti del silenzio rifiuto formatosi sull'istanza con cui la parte aveva chiesto a rimborso il credito IVA per l'anno 2005 ed il credito IRES per l'anno 2004, rispettivamente esposti nel modello VR/2006 ed nel quadro RX del modello Unico 2005.

    La CTR ha motivato il proprio deliberato favorevole alla contribuente, respingendo l'eccezione preliminare sollevata dall'ufficio in ordine alla legittimazione attiva del ricorrente ed omettendo ogni statuizione sulla pure dedotta cessazione della materia del contendere relativamente all'IVA, osservando nel merito che "nessuna motivazione ragionevolmente valida è stata fornita dall'ufficio ... tale da giustificare il notevole ritardo del mancato rimborso delle somme richieste", apparendo altresì evidente "la pretestuosità delle giustificazioni addotte dall'Ufficio nel richiamarsi alla cronologicità delle dichiarazioni presentate", posto che "in tre anni si poteva benissimo evadere la richiesta del contribuente .... soprattutto in considerazione del fatto di non aver dato precedenza come logica impone alla verifica delle pratiche per le quali è stata attivata l'azione giudiziaria".

    L'odierno ricorso è affidato a quattro motivi di gravame.

    Non ha svolto attività difensiva la controparte.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    2.1. Con il primo motivo di gravame l'Agenzia ricorrente censura l'impugnata sentenza sotto il profilo della violazione e falsa applicazione di legge rilevante ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione alla L. Fall., artt. 167 e 169 e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, atteso che la statuizione della CTR, in ordine all'eccepito difetto di legittimazione attiva del commissario liquidatore ricorrente nella specie, è "gravemente violativa di tutte le norme a in epigrafe indicate e, segnatamente, in contrasto con la disciplina della legittimazione attiva di impresa in concordato preventivo, da individuarsi - anche per quanto riguarda controversie tributarie quali quella oggi in discussione - in capo al titolare dell'impresa (nella specie il legale rappresentante della società contribuente) anzichè in capo al commissario liquidatore dell'impresa in concordato preventivo, senza potersi fare distinzione riguardo la circostanza dell'avvenuta o meno cessione dei beni".

    Nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si deduce con il secondo motivo non avendo essa dichiarato "l'originaria inammissibilità del ricorso giurisdizionale proposto dal commissario liquidatore di una società contribuente in concordato preventivo anzichè dal legale rappresentante della società medesima".

    Il terzo motivo denuncia ancora la nullità della sentenza in relazione all'art. 112 c.p.c., per gli effetti dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver essa omesso di pronunciarsi, ancorchè la relativa deduzione fosse stata ritualmente operata e la circostanza non fosse contestata, sulla cessazione della materia del contendere in merito all'IVA a seguito del rimborso disposto dall'ufficio nelle more del giudizio di appello che la CTR ha completamente ignorato ...

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