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Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza n. 10/2011,il Tribunale di Tivoli dichiarava il fallimento di P.A., assumendo: che il termine della domanda di cancellazione dell'impresa era da stabilirsi alla data del 3.8.10 e non poteva avere effetto retroattivo al 30.01-2009; che l'impresa artigiana era ora equiparabile al piccolo imprenditore, anch'esso fallibile; che il debitore in base alla documentazione versata in atti aveva provato la sussistenza dei requisiti di cui a cui alla L. Fall., art. 1, lett. A e B, ma non aveva provato la sussistenza del requisito di cui alla lettera C) del medesimo articolo (debiti complessivi anche non scaduti superiori a Euro 500.000,00).

    Avverso la detta sentenza P.A. proponeva reclamo davanti alla Corte d'Appello di Roma, assumendo: a) che il Tribunale aveva erroneamente ritenuto che l'impresa individuale era cessata il 03.08.2010, quando invece esso reclamante aveva presentato istanza di cancellazione all'INAIL già in data 09.03.2009, cessando formalmente l'attività il 31.03.2009, circostanza comprovata sia dalla domanda di cancellazione presentata all'INAIL, sia dalla dichiarazione dei redditi anno 2009 pari a Euro zero; b) che il Tribunale di Tivoli, pur ritenendo sussistenti i requisiti di cui alla L. Fall., art. 1, lett. A) e B), aveva affermato che l'Impresa Pavino non avrebbe raggiunto la prova sulla sussistenza del requisito di cui alla L. Fall., art. 1, lett. C), in quanto "dalle dichiarazioni dei redditi risulta solo il totale dell'attivo patrimoniale ed i ricavi lordi, ambedue inferiori - in tutti e tre gli esercizi - ai limiti stabiliti dall'art. 1, ma non risultavano i debiti".

    Si costituiva in giudizio la curatela fallimentare chiedendo il rigetto del reclamo.

    La Corte d'appello di Roma, con sentenza 4429/12, ...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con i due motivi di ricorso, il ricorrente censura, rispettivamente sotto il profilo della violazione della L. Fall., art. 1 e del vizio di motivazione, la sentenza impugnata laddove questa ha ritenuto non provata la sussistenza del requisito di cui alla L. Fall., art. 1, lett. c in quanto i bilanci per gli anni 2007 e 2008 e la dichiarazione dei redditi dell'anno 2009 recavano un importo dei debiti notevolmente inferiore a quello accertato dal fallimento pari a Euro 470.000.

    Deduce inoltre il ricorrente che, ai sensi dell'art. 2414 c.c., le scritture contabili obbligatorie rappresentano la base probatoria indispensabile per l'accertamento dei requisiti di non fallibilità di cui alla L. Fall., art. 1; che da tale documentazione presentata in giudizio, il giudice di merito aveva del resto accertato la sussistenza dei requisiti di cui all'art 1 lettere b) e c); che non si era tenuto conto, quanto all'anno 2009, che esso ricorrente non era tenuto al deposito di bilanci in quanto rientrante nel regime di contabilità semplificata.

    I motivi, tra loro connessi, possono esaminarsi congiuntamente. Va rammentato che questa Corte ha già avuto occasione di chiarire che, ai fini della prova da parte dell'imprenditore della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui alla L. Fall., art. 1, comma 2, i bilanci degli ultimi tre esercizi costituiscono la base documentale imprescindibile, ma non anche una prova legale, per cui, ove non considerati attendibili dal giudice l'imprenditore rimane onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità. (Cass 11007/12).

    Ciò posto, va peraltro affermato che la pronuncia di inattendibilità dei bilanci deve essere adeguatamente motivata.

    Nel caso di specie non sembra che ciò sia...

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