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Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1.- A.G. ha proposto ricorso per cassazione - affidato a sette motivi - contro il decreto del Tribunale di Massa (depositato in data 30.10.2010) con il quale è stata rigettata la sua opposizione allo stato passivo del fallimento della s.p.a. HLC in liquidazione.

    Il credito per prestazioni professionali del ricorrente - relativo ad attività di assistenza alle società s.r.l. Reale Costruzioni, s.r.l. Residenza Paradiso, s.r.l. Capital Casa e s.r.l. Versilia RE nello svolgimento delle attività necessarie per consentire loro di accedere, unitariamente ad una procedura concorsuale idonea a garantire il massimo soddisfacimento dei rispettivi creditori, nella presentazione dell'istanza di ammissione alla procedura di concordato preventivo (27.2.2007), nella predisposizione dell'atto di fusione del 14.3.2007 con il quale dette società sono state incorporate nella s.p.a. H.L.C., nella successiva presentazione della revoca della proposta di concordato preventivo e nella presentazione (il 9.7.2007) di altro ricorso L. Fall., ex art. 161 - era stato ammesso al passivo in via tardiva dal g.d. per l'importo di Euro 355.680,00 in privilegio ex art. 2751 bis c.c. e per l'importo di Euro 71.136,00 in chirografo mentre era stata disattesa la richiesta di collocazione in prededuzione.

    Il Tribunale ha rigettato l'opposizione con la quale il creditore lamentava l'omessa collocazione in prededuzione.

    Secondo il Tribunale, l'elemento qualificante della prededucibilità risiede nella esistenza di un controllo giurisdizionale sulla fonte dell'obbligazione che ha determinato il credito, per cui solo i crediti relativi ai debiti della massa e non del fallito, che siano sorti nell'ambito dell'attività sottoposta al controllo del giudice, saranno considerati prededucibili, ne discende che...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    2.- L'eccezione di inammissibilità del ricorso per tardività è infondata perchè - essendo applicabile, ratione termporis, il testo previgente dell'art. 136 c.p.c. - è applicabile il principio per il quale la comunicazione a mezzo posta elettronica dell'ordinanza pronunciata fuori udienza all'indirizzo indicato dal difensore è valida se il destinatario abbia dato risposta per ricevuta non in automatico, documentata dalla relativa stampa, attesa l'esigenza di assicurare la certezza dell'avvenuta ricezione dell'atto da parte del destinatario, in considerazione del carattere sostitutivo della procedura telematica rispetto a quella cartacea, prevista in via generale dall'art. 136 cod. proc. civ. e art. 145 disp. att. cod. proc. civ., per la comunicazione degli atti processuali, e della possibilità di eventuali difetti di funzionamento del sistema di trasmissione (Sez. 2, Sentenza n. 6635 del 30/04/2012).

    La documentazione prodotta in copia non autentica dalla curatela resistente è inidonea a dimostrare l'effettiva comunicazione del decreto.

    2.1.- I sette motivi del ricorso - con i quali il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione della L. Fall., art. 111 e vizi di motivazione - per la loro intima connessione possono essere esaminati congiuntamente e sono stati diligentemente (e utilmente ex art. 360 bis c.p.c.) riassunti dal difensore come segue:

    il provvedimento impugnato ha violato e falsamente applicato la norma della L. Fall., art. 111, laddove a) è arrivato ad escludere che possano essere ricondotti alla nozione di "funzionalità" di cui alla L. Fall., art. 111, i crediti geneticamente e finalisticamente collegati ad una procedura concorsuale ancorchè non approvati da un organo giudiziario; b) ha mantenuto una interpretazione ormai superata di credito...

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