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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con decreto del 28/4-4/5/2011, a seguito della segnalazione del commissario giudiziale ai sensi della L. Fall., art. 173, il Tribunale di Milano revocava il decreto di apertura del concordato preventivo della Tanino Crisci in liquidazione e con sentenza in pari data ne dichiarava il fallimento, visto il ricorso del Suolificio De Carolis del 10 gennaio 2011, successivo al deposito della domanda di concordato.

    La sentenza veniva reclamata dalla società e dalla Camelot s.r.l. in liquidazione, titolare di partecipazione del 99,76% del capitale sociale della Tanino Crisci in liquidazione; i due reclami venivano riuniti.

    La Corte d'appello di Milano, con sentenza del 26/1-7/2/2012, ha respinto ambedue i reclami, condannando i reclamanti alla rifusione delle spese al Fallimento. La Corte ha così argomentato:

    ai sensi della L. Fall., art. 173, comma 2, il riferimento all'istanza di fallimento del creditore o del P.M. va inteso nel senso che deve essere stata presentata istanza di fallimento, ma non che debba essere ribadita;

    le due condotte dell'organo amministrativo, valutate dal Tribunale sulla base della segnalazione del commissario giudiziale, non erano state illustrate con chiarezza, e quindi i creditori non erano stati messi in condizione di esprimere un consenso informato;

    quanto alla prima condotta - con la quale la parte di versamento in contanti, che avrebbe dovuto fare il socio Camelot a seguito di delibera di aumento del capitale sociale, era stata vincolata nel 2010 a favore della società libanese Altipiano, a seguito di un accordo commerciale stipulato dall'amministratore unico della Tanino, ing. Ma., che aveva definitivamente paralizzato la società - la proposta concordataria rinviava a missiva del liquidatore del 24 settembre 2010, ...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1.- Col primo motivo, la ricorrente denuncia il vizio di violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 173, comma 1, per avere la Corte del merito applicato detta norma ad una fattispecie estranea a quella contemplata nel disposto normativo, per il fatto che le condotte qualificate come "atti di frode" non sono state accertate dal commissario giudiziale, ma risultavano chiaramente nella domanda di concordato, e, quanto alla prima operazione, nell'allegata e richiamata missiva del liquidatore del 24/9/2010, e,quanto alla seconda, nel contratto di finanziamento stipulato da Andromeda con le banche, allegato sub 12 alla domanda di concordato.

    Secondo la parte, la disclosure in tal modo effettuata era tale da consentire la facile individuazione anche delle persone fisiche responsabili di tali condotte.

    1.2.- Col secondo motivo, la ricorrente denuncia il vizio di contraddittorietà della motivazione, per l'inconciliabilità, dal punto di vista logico, tra l'esposizione delle due condotte in oggetto già da parte della debitrice, e la volontà di "mascherare" o "occultare" le medesime condotte.

    1.3.- Col terzo mezzo, la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., artt. 6 e 15, e art. 173, comma 2, in relazione all'assenza di un'istanza di fallimento efficace o procedibile, e del creditore istante, anche a volere ritenere che dopo la revoca dell'ammissione al concordato non necessiti la riproposizione o almeno la reiterazione dell'istanza di fallimento.

    1.4.- Col quarto mezzo, la ricorrente denuncia il vizio di omessa motivazione in ordine alla necessità della presenza del creditore istante nel procedimento di cui alla L. Fall., art. 15, art. 173, comma 2.

    2.2.- I primi due motivi di ricorso, da...

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