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Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con ricorso depositato il 6.3.2009, l'avv. N.A. proponeva opposizione allo stato passivo del Fallimento Balestrini s.r.l. in liquidazione, nella parte in cui erano stati ammessi, in via privilegiata ex art. 2751 bis c.c., n. 2, per Euro 10.441,63 ma con esclusione della chiesta prededuzione, i crediti per due gruppi di attività da lui svolte nel periodo dal 30 giugno 2006 al 10 luglio 2008, consistenti: a) nella consulenza e assistenza legale per la ristrutturazione della società anche mediante la presentazione della domanda di concordato preventivo (avvenuta il 28.2.2007), procedura alla quale la società era stata ammessa (giunta sino al decreto di omologazione in data 21.11.2007, seguito pero dalla sentenza in data 7.10.2008 di risoluzione del concordato e contestuale dichiarazione di fallimento); b) nella attività di difesa in giudizio della società, su incarico conferitogli dalla stessa, in due cause di opposizione a decreto ingiuntivo già pendenti alla data di apertura del concordato.

    Il Fallimento contestava sotto più profili la fondatezza dell'opposizione, eccependo anche, in udienza, il difetto di legittimazione dello Studio Legale Associato Noseda Martinelli Tagliabue - del quale il N. si era dichiarato nei propri atti di impulso socio - ad azionare i crediti oggetto della domanda di ammissione al passivo, in quanto tale Studio professionale associato, essendo privo di autonomia strutturale e funzionale, non poteva assumere la titolarità del rapporto professionale con i clienti.

    Il Tribunale di Como, con decreto depositato il 20 luglio 2009, disattesa l'eccezione di carenza di legittimazione attiva (sul rilievo che l'avv. N. non risultava aver agito in rappresentanza dello Studio Associato, o aver inteso far valere un credito ...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Deve prioritariamente esaminarsi il ricorso incidentale, con cui la Curatela del fallimento della Balestrini s.r.l. denunzia il vizio di insufficiente e/o contraddittoria motivazione in relazione all'affermazione secondo la quale il N. ha agito non in rappresentanza della associazione professionale cui partecipa bensì per far valere un diritto proprio sarebbe in palese contrasto con gli atti del procedimento di verifica e di quello di impugnazione. Dai quali risulterebbe che, qualificandosi come socio dello studio associato, l'avvocato N. avrebbe speso il nome dell'associazione professionale, con quanto ne deriva, non solo in termini di carenza di legittimazione attiva di tale associazione a far valere un credito non suo, ma anche di difetto nella medesima della capacità di essere parte in un processo.

    Va tuttavia osservato come all'interpretazione degli atti di impulso processuale in questione, espressa nel provvedimento impugnato (che non manca di tener conto della indicazione, contenuta in tali atti, della qualità di socio della associazione professionale ma la colloca nel complessivo tenore testuale, anche alla luce del principio di conservazione della validità di tali atti), la Curatela si limita a contrapporre non utilmente la propria interpretazione, senza neppure specificare se e quali espressioni testuali il giudice di merito non avrebbe considerato. Il rigetto del ricorso incidentale ne deriva dunque di necessità.

    2. Dei tre motivi sui quali si basa il ricorso principale parte resistente ha preliminarmente rilevato la inammissibilità per inadeguata formulazione dei quesiti di diritto, ma tale questione non si pone perchè l'art. 366 bis c.p.c., che tale incombente prevedeva, non è applicabile ad un ricorso - quale quello in esame - avverso ...

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