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Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    IL PROCESSO

    Agenzia delle Entrate impugna la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Ancona, 1.10.2008 che, in conferma della sentenza C.T.P. di Ascoli Piceno n. 19/01/2006, ebbe a rigettare l'appello dell'Ufficio, così ribadendo che il contribuente D. V. legittimamente si era avvalso del condono di cui alla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 16, lett. a) definendo una duplice controversia connessa al riaccertamento rettificativo dei propri redditi da partecipazione nella società (di persone) Adriatica Spolpo di Giuliani Antonio & c., di cui era socio.

    Rilevò a tal proposito la C.T.R. che al D. erano stati notificati due avvisi di accertamento, relativi ad IRPEF del 1993 e del 1994 (notificati entrambi in distinte date del 1999), aventi per oggetto il maggior reddito della partecipata Adriatica Spolpo di Giuliani Antonio & c, imputato al socio in base alla sua quota. Tali avvisi, impugnati dal socio stesso, erano però confermati quanto a legittimità dalla C.T.P. di Ascoli Piceno, con altrettante sentenze rese il 2.10.2000, la cui ulteriore impugnazione venne a propria volta respinta (dalla C.T.R. di Ancona), sul presupposto del rispettivo passaggio in giudicato al 17.11.2011, conseguendone la inammissibilità dei corrispondenti appelli. La sopra menzionata istanza di condono, svolta il 20.4.2004, venne così rigettata dall'Ufficio, per difetto del presupposto della lite pendente, mentre contro tale atto di diniego il contribuente svolse con successo la descritta citata impugnativa.

    La C.T.R. ritenne invero che la disciplina condonistica attivata era stata prorogata, riferendo da un lato la nozione di lite pendente alla sua sussistenza ancora al 30.6.2003 e, dall'altro, esigendo solo che un ricorso introduttivo avesse instaurato un giudizio...

  • Diritto

    I FATTI RILEVANTI DELLA CAUSA E LE RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il motivo, il ricorrente ha dedotto, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione della L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 3, lett. a), L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 49, art. 2909 cod. civ. e art. 324 cod. proc. civ. avendo erroneamente la C.T.R. riconosciuto la sussistenza della lite pendente per la sola circostanza dell'avvenuta introduzione degli appelli del contribuente, benchè tardivi ed eccedenti il termine per impugnare le sentenze denegative delle domande volte alla declaratoria di illegittimità dei due avvisi di accertamento.

    1. Il motivo è fondato. Non osta invero al suo accoglimento la circostanza, pacifica in atti, che la declaratoria di tardività, e la conseguente inammissibilità, degli appelli interposti il 30.12.2002 dal contribuente avverso le due decisioni della C.T.P. di Ascoli Piceno del 2.10.2000, a quello sfavorevoli e diretti ad infirmare gli avvisi di accertamento a suo carico, sia intervenuta ad opera della C.T.R. di Ancona solo il 5 maggio 2003, mentre invece le disposizioni di cui all'art. 16, comma 3, lett. a), nella versione risultante dalla proroga alla normativa condonistica, fissata alla L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 2, comma 49, avevano nel frattempo spostato al 30.10.2003 il riferimento temporale cui parametrare la verifica della insussistenza di sentenza passata in giudicato. Si trattava di una mera condizione negativa cui era subordinato il possibile accesso al condono, volendo il legislatore permettere tale misura, a scopo deflattivo del contenzioso in allora esistente, sulla base di una definizione di pendenza che la L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 3, lett. a) precisò in modo formale e cioè, nella versione originaria della norma, intendendo "per lite pendente, ...

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