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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Il Curatore del Fallimento dell'Impresa con ragione sociale Dal Santo F.lli, di Dal Santo Antonio e Beniamino s.n.c., e di quelli personali dei soci illimitatamente responsabili D.S.A. e M. I. agiva nei confronti degli stessi D.S.A. e M.I., chiedendo che fosse dichiarato inefficace L. Fall., ex art. 64 l'atto a rogito notaio Lorettu del 4/4/1995, di costituzione in fondo patrimoniale dell'unità immobiliare sita nel Comune di (OMISSIS), di proprietà del D.S., ed in subordine, revocato ex art. 2901 c.c., deducendo la natura gratuita dell'atto, e comunque il pregiudizio arrecato alla massa dei creditori.

    I convenuti si costituivano ed eccepivano l'infondatezza della domanda.

    Il Tribunale, con sentenza depositata il 26/9/02, accoglieva la domanda L. Fall., ex art. 64; la Corte d'appello di Venezia, con sentenza 5/10-17/1/2007, ha confermato la sentenza di primo grado, correggendo nel dispositivo le parole " trascritto presso la Conservatoria dei RR.II. di Schio in data 24/4/1997" con le seguenti" trascritto presso la Conservatoria dei RR.II. di Schio in data 24/4/1995.", condannando alle spese gli appellanti.

    La Corte del merito ha respinto il primo ed il secondo motivo d'appello, rilevando che il Tribunale, nel qualificare l'atto come gratuito, si è attenuto all'orientamento del S.C. Ricorrono D.S.A. e M.I., sulla base di due motivi.

    Gli intimati non hanno svolto difese.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1.- Col primo motivo, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 64 facendo presente che, come risulta alla stregua della L. Fall., art. 47, il diritto di abitazione è un'esigenza insopprimibile, per cui non può essere liquidata l'abitazione famigliare del fallito sino a che non sia stata liquidata anche l'attività relativa all'impresa decotta; che pertanto, quando il fondo patrimoniale è destinato a garantire l'abitazione dei falliti, non è suscettibile di revocazione, a meno che la Curatela non provi che l'attivo che si ricava dalla liquidazione dell'attività d'impresa sia insufficiente a far fronte al passivo.

    1.2.- Col secondo mezzo, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 64 ed insufficiente motivazione, rilevando che garantire l'abitazione rientra nei doveri morali del coniuge, tanto più che la liberalità è proporzionata rispetto al patrimonio del debitore.

    2.1.- Il primo motivo è infondato.

    La L. Fall., art. 47, al comma 2 dispone:" La casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all'abitazione di lui e della sua famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attività".

    Come reso palese dal significato proprio dei termini adottati nella norma, la stessa è intesa a vietare che la casa di abitazione del fallito e della sua famiglia, nei limiti indicati, venga distratta dal suo uso prima della fase terminale del procedimento fallimentare;

    la disposizione in oggetto si pone pertanto su di un piano diverso dalla domanda intesa a far valere l'inefficacia dell'atto, ai sensi della L. Fall., art. 64, nè con detta norma interferisce, così da escludere in radice la stessa ipotizzabilità del vizio denunciato.

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