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Estremi:
Cassazione penale, 2013,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    La Corte di assise di appello di Firenze ha rigettato la richiesta di restituzione dei termini, avanzata da D.I. e D. F., per l'impugnazione della sentenza di condanna emessa dalla Corte di assise di Firenze in data 25 febbraio 2005. Ha a tal proposito rilevato che la sentenza fu pronunciata nella latitanza dei due ricorrenti e che appena dopo furono depositati presso la Procura della Repubblica di Prato, che aveva esercitato l'azione penale, due atti - intitolati "procura speciale" - con nomina del difensore di fiducia, uno per ciascuno degli imputati ed entrambi con la data del 19 marzo 2005, redatti in lingua albanese e recanti autentica notarile, con traduzione certificata in lingua italiana e legalizzazione da parte dell'Ambasciata italiana in Tirana. Sulla base di questi atti, il difensore di fiducia nominato, avv.to Mori del foro di Pisa, propose appello e quindi, nei confronti della sentenza di appello, ricorso per cassazione, che fu rigettato con sentenza del 12 dicembre 2006.

    A giudizio della Corte di appello, l'appello proposto dal difensore fiduciario non è interpretabile come iniziativa personale, ma, al contrario, come atto di natura tecnica concordato con gli assistiti, ovviamente sulla base di una sufficiente informazione. Del resto, l'avv.to Mori chiese con l'atto di appello la rinnovazione istruttoria per l'assunzione dell'esame degli imputati che, secondo quanto indicato nella richiesta difensiva de libertate proposta il 5 gennaio 2006, intendevano partecipare personalmente al dibattimento d'appello, ove fosse stata disposta la revoca della misura cautelare, cosa che peraltro non avvenne.

    Sulla base di queste considerazioni ha pertanto disposto il rigetto.

    Avverso l'ordinanza hanno proposto ricorso, per mezzo del difensore avv.to ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso è infondato per le ragioni di seguito esposte.

    La Corte di appello ha escluso, con motivazione logica ed adeguata, la ricorrenza dei presupposti per la restituzione nel termine, ponendo in evidenza un dato di significativa rilevanza, ossia che i due ricorrenti, appena dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, nominarono un difensore di fiducia, il quale esercitò il diritto di impugnazione, peraltro richiedendo la rinnovazione dell'istruzione per l'assunzione dell'esame dei due imputati. Si tratta di aspetti della vicenda che fondatamente ha fatto ritenere che i due ricorrenti ebbero piena ed effettiva conoscenza del provvedimento e del procedimento, dal momento che nominarono un difensore il quale propose appello e chiese il compimento di un atto istruttorio all'evidenza concordato con i due ricorrenti, non potendosi ipotizzare che la richiesta dell'esame degli imputati non fosse con gli stessi concordata.

    I ricorrenti hanno opposto che la nomina del difensore non conteneva l'indicazione del procedimento interessato e del provvedimento da impugnare, ma una tale contestazione, non qualificata da una esaustiva spiegazione alternativa con l'illustrazione delle ragioni per le quali nominarono un difensore, non vale a privare di logicità e coerenza l'assunto del provvedimento impugnato, che ha fatto corretta applicazione del principio di diritto secondo cui il rigetto della richiesta di restituzione nel termine per impugnare la sentenza contumaciale presuppone necessariamente che l'interessato abbia avuto effettiva conoscenza del provvedimento - Sez. 1^, n. 26321 del 18/5/2011 (dep. 6/7/2011), Haramliyska, Rv. 250683.

    Il ricorso deve pertanto essere rigettato.

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