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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La signora T.L. propose opposizione avverso la sentenza del 15 dicembre 1992 con la quale il Tribunale di Lamezia Terme aveva dichiarato il fallimento della società di fatto tra essa opponente ed il suo defunto marito G.P., con estensione anche a lei, quale socia illimitatamente responsabile, della dichiarazione stessa. Dedusse, per quanto qui ancora rileva, che era stato violato il termine previsto dall'art. 10 L.Fall.. Il Tribunale rigettò l'opposizione e la Corte d'appello di Catanzaro con sentenza del 22 ottobre 1999 rigettò il gravame proposto dalla T.. La Corte di Cassazione, adita dalla predetta, con sentenza n.3338 del 6 marzo 2003 cassò la sentenza d'appello con rinvio della causa alla Corte distrettuale osservando che, a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 10 di cui alla nota sentenza della Corte Costituzionale n. 319 del 2000, non può più affermarsi che, accertata l'esistenza della società di fatto, ne consegua l'irrilevanza del decorso dell'anno dalla cessazione dell'attività, al momento della dichiarazione di fallimento, dovendo invece accertarsi se il termine annuale sia stato o non rispettato nella specie.

    Riassunta quindi la causa, la Corte d'appello di Catanzaro, con la sentenza indicata in epigrafe, ha nuovamente rigettato l'appello proposto dalla T., rilevando che il fallimento della società di fatto e della T. era stato dichiarato (il 15.12.1992) entro un anno dalla cancellazione dell'impresa dal Registro delle Imprese (31.12.1991), e che del resto lo scioglimento del vincolo societario, per morte del G., era avvenuto il 19 dicembre 1991 (come si desume dalle dichiarazioni delle parti e dalla relazione dei Carabinieri di Lamezia del 5.12.1992) e la stessa T. aveva ammesso, in sede prefallimentare,...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1 Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 10 e 147 L.Fall. nonchè vizio motivazionale sul decorso dell'anno dalla cessazione dell'esercizio dell'impresa.

    Deduce che nessuna delle due argomentazioni rese nella sentenza impugnata fornirebbero certezza sulla data di decorrenza iniziale del termine annuale, giacchè: a) la cancellazione dal Registro Imprese costituirebbe solo un adempimento formale che non esclude la cessazione in periodo precedente; b) le dichiarazioni di essa ricorrente sulla prosecuzione della attività per qualche giorno dopo la morte del socio G. si riferirebbero solo alla volontà espressa dal predetto, e non vi sarebbe prova certa che tale intento fosse stato effettivamente realizzato. 1.1. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia l'omessa valutazione di alcuni episodi risultanti dagli atti, dimostrativi della cessazione dell'esercizio dell'impresa in data anteriore alla morte del G. avvenuta il 19 dicembre 1991, quali la scoperta di grave e invasiva malattia in quest'ultimo nell'ottobre 1991, l'attestazione notarile della sua immobilità nel testo di una procura a vendere stipulata il 6 dicembre 1991, l'assenza di fatture emesse in entrata e in uscita a decorrere dal 6 dicembre 1991, la vendita il 9 dicembre 1991 dell'unico bene immobile di proprietà del G. (già deposito per l'attività commerciale) e di due automezzi e due camion. 1.2. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta l'erronea applicazione dell'art. 147 L.Fall. in relazione alla sentenza n. 319 del 2000 della Corte Costituzionale: avendo l'opposizione ad oggetto, più che la dichiarazione di fallimento di G.P., la dichiarazione di fallimento in estensione emessa nei confronti di essa opponente, la Corte di...

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