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Estremi:
Cassazione civile, 2013,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Con sentenza dell'1.7.2010 il Tribunale di Mantova, su istanza del P.M., dichiarava il fallimento della Walrosa s.r.l., che tuttavia veniva revocato dalla Corte di Appello di Brescia in data 6.12.2010.

    Successivamente in data 4.3.2011 l'Intesa San Paolo s.p.a. presentava istanza di fallimento - poi desistita nell'udienza fissata per la relativa trattazione -, in relazione alla quale la debitrice Walrosa proponeva istanza di ricusazione del Collegio decidente, in ragione del fatto che detto organo aveva "già deciso in precedenza la stessa identica ed esatta situazione".

    Il tribunale disattendeva l'istanza di ricusazione, disponeva l'archiviazione della procedura e quindi la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, ai fini dell'eventuale accertamento dello stato di insolvenza della debitrice. Il P.M. sollecitava nuovamente declaratoria di fallimento della società Walrosa, che a sua volta depositava istanza di ricusazione con richiesta di sospensione della procedura.

    Il tribunale, in diversa composizione rispetto al passato, affermava l'insussistenza dei presupposti per la sospensione del procedimento e in data (OMISSIS) dichiarava il fallimento della Walrosa. La decisione, reclamata, veniva poi confermata dalla Corte di Appello di Brescia.

    2. In particolare la Corte territoriale, sui diversi punti prospettati al suo esame rilevava, per quanto di interesse: che la presentazione dell'istanza di ricusazione non determina in ogni caso la sospensione del procedimento in corso; che la successiva astensione del precedente giudice designato, D.S.L., non avrebbe dimostrato la necessità dell'auspicata sospensione; che la segnalazione dello stato di insolvenza della società al P.M., da parte del tribunale, sarebbe stata conseguenziale...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    4. Con i motivi di impugnazione la Walrosa ha rispettivamente denunciato:

    1) violazione della L. Fall., art. 6 e 7, anche in relazione all'art. 111 Cost..

    Secondo la Corte di appello il tribunale, in sede prefallimentare, non solo avrebbe il potere di effettuare la segnalazione di cui alla L. Fall., art. 7, comma 2, "legittimante poi il P.M. a svolgere istanza di fallimento", ma avrebbe un vero e proprio dovere in tal senso.

    Detta conclusione tuttavia sarebbe errata, dovendosi escludere che tra i procedimenti richiamati dal sopra citato articolo debba essere compreso anche il procedimento avviato per la dichiarazione di fallimento.

    In tal senso, d'altro canto, si era già espressa questa Corte (C. 09/4632), con motivazione stimata come del tutto convincente e meritevole di conferma;

    2) violazione del medesimo art. 7, comma 2, in quanto la trasmissione degli atti al P.M. era stata disposta nella prospettiva di una verifica in ordine all'eventuale sussistenza dell'insolvenza, e non già in ragione di una insolvenza rilevata. Da ciò deriverebbe il vizio della segnalazione al P.M. poichè non effettuata ai sensi di legge, la nullità della relativa istanza, la nullità, infine, della sentenza conseguente;

    3) vizio di motivazione per l'omesso esame dell'eccezione di nullità derivante dalla denunciata carenza di legittimazione del P.M., che per i motivi indicati sub 2) non avrebbe mai ricevuto rituale segnalazione dell'insolvenza da parte del tribunale e non avrebbe dunque potuto formulare richieste in base alla notizia impropriamente ricevuta;

    4) violazione dell'art. 52 c.p.c., comma 3, per la mancata rilevazione dell'automatica sospensione del procedimento per effetto della proposta istanza di ricusazione, istanza...

Correlazioni:

Note a sentenza (3)

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