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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 19 novembre 2011, ha convalidato il fermo, applicando contestualmente la misura cautelare personale della detenzione in carcere, di D.P. indagato, quale beneficiario economico di operazioni poste in essere da legali rappresentanti della Fondazione, per alcuni delitti di bancarotta fraudolenta per distrazione in danno della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, ammessa al concordato preventivo con decreto 27 ottobre 2011 del Tribunale di Milano.

    2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione l'indagato, a mezzo dei proprio difensore, lamentando:

    a) una violazione di legge e un vizio di motivazione in ordine alla ritenuta applicabilità delle norme penali in tema di bancarotta al concordato preventivo, a seguito della modifica di cui alla novella della L. n. 80 del 2005;

    b) una violazione di legge e un vizio di motivazione sul punto dell'applicabilità delle norme penali al concordato preventivo che abbia quale presupposto finanziario la mera crisi dell'impresa non derivante da insolvenza;

    c) una violazione di legge e un vizio di motivazione in ordine all'applicazione di una misura cautelare in costanza di concordato preventivo, in violazione della disposizione di cui alla L. Fall., art. 238;

    d) una violazione di legge e un vizio di motivazione in ordine alla omessa indicazione del delitto presupposto del delitto di cui all'art. 648 bis cod. pen., contestazione alternativa effettuata dal GIP;

    e) una violazione di legge e un vizio di motivazione in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari nascenti dal pericolo di fuga e del pericolo di reiterazione del reato.

    3. Risulta, altresì, depositato un motivo aggiunto di ricorso che evidenzia una...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso merita accoglimento per quanto di ragione.

    2. Alla luce di un recente intervento delle Sezioni Unite di questa Corte (v. Cass. Sez. Un. 30 settembre 2010 n. 43428) in tema di modifiche dell'istituto del concordato preventivo e loro incidenza in campo penale devono premettersi alcune considerazioni in punto di diritto.

    La compresenza nell'istituto del concordato preventivo di componenti privatistiche e pubblicistiche non può dirsi superata a seguito delle sensibili modifiche della sua disciplina intervenute in anni recenti (in forza, in particolare, del D.L. 14 marzo 2005; n. 35, convertito in L. 14 maggio 2005, n. 80, e del D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169).

    Le principali novità progressivamente introdotte sono, innanzitutto, costituite dalla modificazione dei presupposto di accesso alla procedura, ora individuato nello stato di crisi dell'impresa, la cui nozione non è stata, peraltro, definita dal legislatore se non per la precisazione contenuta nell'inedito comma 2, del nuovo testo della L. Fall., art. 160, introdotto dal D.L. n. 273 del 2005 (convertito in L. n. 51 del 2006), secondo il cui ultimo comma "per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza".

    Lo stato d'insolvenza è rimasto, dunque, presupposto della procedura concorsuale, ancorchè la suddetta allargata formula normativa lasci intendere che alla stessa possa accedere anche l'imprenditore che versi in una situazione di difficoltà non ancora identificabile con quella di dissesto.

    Il che evoca sia situazioni in cui l'impresa versi nell'impossibilità di adempiere le obbligazioni in scadenza, sia situazioni di squilibrio irreversibile, sia situazioni in cui è agevolmente pronosticabile il verificarsi, nell'immediato, di uno di tali inconvenienti.

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Correlazioni:

Note a sentenza (2)

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