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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    M.C. propone ricorso per cassazione contro l'ordinanza emessa dal tribunale di Roma con cui è stata rigettata l'istanza di riesame contro il provvedimento di sequestro preventivo ordinario e per equivalente emesso dal gip di Roma il 10 giugno 2011.

    A sostegno del ricorso propone i seguenti motivi:

    1. con il primo motivo deduce errata applicazione della legge penale laddove è stato ritenuto che il reato di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 11, ed il reato di bancarotta fraudolenta possono concorrere. Sostiene il ricorrente che non viene in considerazione il principio di specialità e che non vi sia da risolvere un concorso apparente di norme, ma piuttosto che vi sia una progressione dell'offesa del bene giuridico protetto che comporta l'applicazione del principio dell'assorbimento, consacrato dall'art. 84 c.p.. In particolare, la condotta dichiarativa di cui all'art. 11 verrebbe aggravata dal fallimento della società, con la conseguenza che la bancarotta, reato complesso, assorbirebbe il reato tributario.

    Secondo il ricorrente il fisco troverebbe comunque soddisfazione delle proprie pretese creditorie nella bancarotta, che tutela lo stesso bene giuridico, assicurandogli però una tutela più ampia, perchè protegge non solo più il singolo, ma tutti quanti i creditori. Non sarebbe preclusivo dell'assorbimento il fatto che i due reati sono diversi sotto il profilo soggettivo (reato proprio la bancarotta, reato comune la sottrazione fraudolenta), dato che anche la sottrazione fraudolenta è un reato proprio, in quanto può essere commesso solo dal contribuente che è obbligato a determinate imposte. Il ricorrente pone poi un problema di diritto intertemporale, censurando la decisione del tribunale che avrebbe ritenuto insussistente il concorso di norme perchè i...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Si deve premettere da un lato che la funzione di questa Corte non è quella di riesaminare integralmente la vicenda che ha portato al sequestro di beni nella disponibilità del M., bensì solamente quella di verificare che il provvedimento impugnato sia motivato e che la motivazione non sia meramente apparente. Vertendosi in materia di misure cautelari reali, infatti, il ricorso per cassazione è proponibile solo per violazione di legge. Ne consegue che non possono essere dedotti con il predetto mezzo di impugnazione vizi della motivazione (Sez. 1, Sentenza n. 40827 del 27/10/2010).

    Venendo ai singoli motivi di ricorso, si osserva quanto segue: il motivo relativo alla non configurabilità del concorso tra il reato di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 11, e il reato di bancarotta fraudolenta è infondato. A prescindere dalla salvezza contemplata dal predetto art. 11, nella formulazione anteriore al 2010, si deve rilevare che nel caso in esame difetta la sovrapponibilità delle due fattispecie, per cui la clausola di sussidiarietà non può trovare applicazione. Il tribunale di Roma ha ritenuto, correttamente, che l'operatività della clausola postula che il medesimo fatto sia riconducibile a due diverse norme incriminatrici e costituisca dunque elemento essenziale del reato previsto da entrambe; è cioè necessario che vi sia una perfetta sovrapponibilità tra le condotte contestate, non potendosi parlare, in caso contrario, di medesimo fatto. Nel caso in esame il tribunale ha proceduto al confronto dei fatti così come descritti nei capi di imputazione ed ha riscontrato la mancanza di identità e perfetta sovrapponibilità delle condotte contestate, fornendo anche uno specifico esempio con riferimento ai reati di cui ai capi 15 e 16 della rubrica. Giova ...

Correlazioni:

Note a sentenza (2)

Legislazione Correlata (7)

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