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Estremi:
Cassazione civile, 2011,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. M.G. propose opposizione avverso la sentenza del Tribunale di Foggia resa pubblica il 23.10.1998 con la quale, risolto il concordato preventivo con cessione dei beni omologato dal medesimo tribunale con sentenza n. 856/1987, era stato dichiarato il fallimento della impresa individuale M.. Chiedeva la revoca della sentenza e la condanna della creditrice Mediocredito del Sud s.p.a. al risarcimento dei danni, deducendo, in primo luogo, la nullità della sentenza per difetto di motivazione circa lo stato di insolvenza, quindi la illegittimità della risoluzione, per insufficienza della somma ricavata all'intero pagamento dei creditori privilegiati, del concordato preventivo con cessione dei beni "pro soluto"; inoltre eccepiva la decadenza prevista dalla L. Fall., art. 137, per la risoluzione del concordato, nonchè la mancanza del presupposto di cui alla L. Fall., art. 10, per far luogo alla sentenza dichiarativa di fallimento. Con sentenza depositata il 22.10.2001, il Tribunale di Foggia rigettava la opposizione, osservando in sintesi che l'attivo realizzato non era sufficiente ad ottenere quanto previsto nella proposta concordataria, cioè l'integrale soddisfazione dei creditori privilegiati e l'attribuzione ai chirografari del 40% degli importi loro dovuti. 2. Proponeva appello il M., riproponendo le questioni già sottoposte al tribunale. La Corte d'appello di Bari - dato atto della ininfluenza della chiusura della procedura fallimentare nel frattempo intervenuta - rigettava il gravame rilevando: a) la sussistenza dello stato di insolvenza (peraltro censurata solo genericamente dall'appellante), sia alla data di omologazione del concordato di cui l'insolvenza costituisce presupposto, sia alla data del fallimento; b) la risolubilità del concordato con cessione...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Preliminarmente, deve rilevarsi la inammissibilità della tardiva contestazione, espressa da Intesa Mediocredito s.p.a. nella memoria depositata ex art. 378 c.p.c., circa la propria legittimazione passiva per mancanza di collegamento con le società Mediocredito del Sud e Mediocredito Lombardo che hanno partecipato, rispettivamente, al giudizio di primo e secondo grado. Tale contestazione, in quanto avente ad oggetto non già la legittimazione passiva della intimata bensì la sua titolarità del rapporto controverso dal lato passivo, avrebbe dovuto essere formulata tempestivamente, nel controricorso, nel quale al contrario Intesa Mediocredito ha svolto solo difese (ancorchè generiche) nel merito del ricorso, in tal modo implicitamente confermando la sua titolarità.

    2. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la omessa, o quantomeno insufficiente, motivazione su un punto decisivo della controversia, nonchè violazione o falsa applicazione della L. Fall., art. 186. Ribadisce, in primo luogo, la tesi già sostenuta nei precedenti gradi - che la corte d'appello avrebbe disatteso senza addurre alcuna migliore spiegazione o motivazione rispetto alla sentenza di primo grado-secondo la quale il concordato preventivo non poteva nella specie risolversi, avendo il debitore adempiuto all'unico adempimento posto a suo carico, cioè la cessione dei beni, in seguito alla quale egli - una volta omologato il concordato dal tribunale - era da ritenersi liberato in virtù di una vera e propria datio in solutum che in tal modo si verifica. In tal senso, sostiene che la disposizione della L. Fall., art. 186, comma 2, n. 2 - secondo la quale il concordato preventivo con cessione dei beni non può risolversi ove nella liquidazione dei beni si sia ricavata una percentuale inferiore al quaranta per ...

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