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Estremi:
Cassazione civile, 2011,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La società per azioni Cartiera di Germagnano - con ricorso del 16 novembre 2006 - chiedeva al Tribunale di Torino di essere ammessa alla procedura di concordato preventivo formulando, a fronte di un passivo dichiarato di Euro 42.077.000,00, una duplice proposta per il soddisfacimento in percentuale dei debiti chirografari (per il quale il fabbisogno era stimato in Euro 14.290.000,00): a) l'incasso dei crediti verso fornitori e factor e dei proventi derivanti dall'affitto biennale dell'azienda a una società di costituire, con contestuale cessione della stessa azienda all'affittuaria alla scadenza dell'affitto; b) la cessione dei beni ai creditori.

    Con decreto del 20 dicembre 2006 il Tribunale ammetteva la società istante alla procedura concordataria sulla base della prima proposta, dichiarando assorbita la seconda proposta. Precisava tuttavia che la stessa avrebbe potuto essere riformulata fino all'inizio delle operazioni di voto nell'adunanza dei creditori.

    Prima dell'adunanza, il commissario giudiziale segnalava al giudice delegato che la società ammessa alla procedura, senza l'autorizzazione prescritta dalla L. Fall., art. 173, si era procurata la somma per il deposito per le spese di procedura mediante il ricorso al credito bancario ed aveva transatto una controversia con un cliente pagando la somma convenuta di 400,00 Euro; e, soprattutto, nella proposta di concordato aveva omesso di indicare l'esistenza di debiti per sanzioni e accessori nei confronti dell'amministrazione finanziaria e degli enti previdenziali nonchè una ingente passività potenziale per Euro 1.355.000,00 correlata all'urgente necessità di mettere l'azienda a norma sotto il profilo ecologico, ambientale e della prevenzione degli incendi, aveva indicato un credito per 789.557,00 nei...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Deve - anzitutto - disattendersi l'eccezione pregiudiziale, sollevata dal curatore resistente con il controricorso, di inammissibilità del ricorso per difetto di interesse, in quanto, prima della notificazione del ricorso, il complesso aziendale, comprensivo di tutti i beni facenti capo alla società dichiarata fallita, è stato ceduto dal fallimento a un terzo, ai sensi della L. Fall., art. 105.

    Il fatto dedotto non è, infatti, idoneo a far venir meno l'interesse della ricorrente alla decisione del ricorso da essa proposto, dal momento che l'esito favorevole dell'impugnazione comporterebbe il venir meno della dichiarazione del suo fallimento e il ripristino della procedura di concordato preventivo, con i conseguenti effetti indiscutibilmente vantaggiosi per la stessa ricorrente.

    Ugualmente priva di fondamento è l'altra eccezione di inammissibilità del ricorso per non essere stata investita l'autonoma ratio decidendi della sentenza impugnata, concernente l'irrealizzabilità della proposta concordataria comprendente l'affitto e la successiva cessione dell'azienda perchè "i soggetti disposti alla stipula del contratto di affitto si sono dileguati", giacchè anche questa seconda "ratio", come si vedrà, risulta, invece, essere stata invertita da una specifica censura di omesso esame di fatti decisivi puntualmente prospettati negli scritti difensivi del giudizio di appello.

    Nè miglior sorte può toccare all'ulteriore eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di specificità dei motivi o per inadeguatezza della formulazione dei quesiti di diritto prescritti dall'art. 366 bis cod. proc. civ. (indubbiamente applicabile ratione temporis al ricorso in esame) o per mancanza del requisito di autosufficienza delle censure...

Correlazioni:

Legislazione Correlata (1)

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