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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con citazione F.A. conveniva davanti al Giudice di pace di Rieti T.C. proponendo opposizione al precetto notificato il 4.10.2001 con il quale gli veniva intimato il pagamento della somma di L. 1.970.652 a titolo di contributo di mantenimento della figlia E. per i mesi da aprile a giugno 2001 in forza della sentenza di divorzio tra i predetti pronunciata. L'opponente eccepiva il difetto di legittimazione processuale della intimante, in quanto titolare del credito era la figlia maggiorenne E., in favore della quale la sentenza di divorzio aveva disposto la corresponsione dell'assegno in considerazione del suo stato di disoccupata; nel merito, assumeva che, essendo cessato lo stato di disoccupazione della figlia, era venuto meno uno dei presupposti dell'attribuzione dell'assegno.

    La C. contestava la sussistenza del difetto di legittimazione, richiamando pronunce della Corte di cassazione sul tema; sosteneva, inoltre, che la modifica delle condizioni fissate dalla sentenza di divorzio può essere conseguita solo attraverso l'art. 710 c.p.c.; eccepiva, infine, la litispendenza, essendo le argomentazioni dell'opponente coincidenti con quelle svolte nel giudizio di appello avverso la sentenza di divorzio pendente davanti alla corte d'appello.

    Il giudice di pace, con sentenza depositata il 15.5.2002, accoglieva l'opposizione e compensava le spese. Considerava quanto segue: "Dalle risultanze processuali risulta, per lo stesso periodo e per uguali somme, attivato precedente precetto notificato in data 9.7.2001. Il secondo precetto, pertanto, è improduttivo di effetti atteso il principio del ne bis in idem."

    Avverso la sentenza, notificata il 26.9.2002, la C. ha proposto ricorso per cassazione, affidandone l'accoglimento a cinque motivi.

    L'A. non ha svolto difese.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il secondo motivo, denunciando violazione dell'art. 111 Cost. e dell'art. 112 c.p.c., in relazione all'art. 360, n. 4, c.p.c., la ricorrente addebita al giudice di pace di aver del tutto trascurato di esaminare le argomentazioni sia dell'opposta che dell'opponente, e di aver deciso la lite in base ad una circostanza, la precedente notifica di altro precetto per lo stesso periodo di contribuzione e di uguale importo, che nessuna delle parti aveva rappresentato.

    2. Il motivo è fondato.

    2.1. Questa Corte ha avuto modo di statuire che è nulla la sentenza che si fonda su una questione rilevata d'ufficio e non sottoposta dal giudice al contraddittorio delle parti (sent. n. 14637/01; 16577/05). A tale indirizzo il Collegio ritiene di uniformarsi, condividendone le ragioni, come di seguito esposte.

    2.2. Il comma 3 dell'art. 183 c.p.c., il quale dispone che "Il giudice richiede alle parti, sulla base dei fatti allegati, i chiarimenti necessari e indica le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione", richiama il giudice al dovere di collaborazione con le parti nella formazione della materia del giudizio, ed è volto a garantire il principio del contraddittorio che governa il processo.

    Principio che il giudice deve far osservare e deve osservare egli per primo, segnalando alle parti le questioni suscettive di rilievo officioso, onde consentire che su di esse si apra la discussione e sia consentito alla parti di precisare domande ed eccezioni, allegare altri elementi di fatto e richiedere nuove prove, così evitando di esporre i contendenti a decisioni "a sorpresa" o "della terza via" solitariamente adottate.

    E ciò in piena coerenza con il regime delle preclusioni e dello ius poenitendi (di cui al comma 4 del citato art. 183), in virtù del quale è consentito alle parti di...

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