ATTENZIONE: stai consultando la versione GRATUITA della Bancadati. Per accedere alla versione completa abbonati subito

Estremi:
Cassazione civile, 2010,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La societa' San Giuseppe s.p.a. Centro Praxis con ricorso 9.4.96 chiese al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere di essere ammessa alla procedura d'amministrazione controllata.

    Il 1 ottobre dello stesso anno chiese termine per la ricapitalizzazione e comunque per fornire la prova dell'insussistenza di crisi aziendale.

    Il Tribunale, con sentenza del 13 - 21.10.99, ne dichiaro' il fallimento.

    Con successiva sentenza n. 3192 del 28 marzo 2002, respinse l'opposizione proposta a mente della L. Fall., art. 18 dalla societa' che aveva denunciato violazione del disposto della L. Fall., art. 160 e segg., per aver il tribunale dichiarato il suo fallimento senza la sua preventiva audizione, omesso altresi' il necessario avviso al P.M. onde acquisirne il parere in merito alla domanda di c.p.. Il Tribunale fallimentare con decreto del 9 giugno 1999 ne aveva infatti disposto la convocazione in camera di consiglio nella prospettiva della dichiarazione del suo fallimento d'ufficio ma in relazione alla domanda d'amministrazione controllata. La decisione e' stata confermata dalla Corte d'appello di Napoli con la sentenza n. 1546 depositata l'11 maggio 2004.

    Avverso questa decisione la societa' San Giuseppe Centro Praxis ricorre per Cassazione in base a tre mezzi resistiti con controricorso dal solo curatore fallimentare. Gli altri intimati non hanno spiegato difesa. Sono state depositate dalle parti memorie difensive ai sensi dell'art. 378 c.p.c..

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.- Col primo motivo, con cui si denuncia violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 160, 162, 15 e 16.

    1.1.- sostiene la ricorrente che la Corte di merito non avrebbe rilevato il vizio inficiante la sentenza che ne ha dichiarato il fallimento, pur in presenza della sua richiesta d'ammissione alla procedura di concordato preventivo con cessione dei beni risultante per tabulas, violando il disposto della L. Fall., art. 160, che scandisce procedimento inderogabilmente caratterizzato, quanto al vaglio della proposta di concordato preventivo, dalla convocazione specifica del debitore, onde consentirgli ogni opportuna deduzione e produzione documentale, in contraddittorio necessario col P.M..

    Tale violazione, del resto riscontrata dalla stessa Corte territoriale che ammette l'omessa audizione del debitore sulla proposta di concordato, non e' superabile dalla considerazione che egli comunque aveva avuto il tempo di predisporre gia' in precedenza la documentazione necessaria, ovvero, in sede di comparizione per la declaratoria d'inammissibilita' dell'amministrazione controllata, avrebbe potuto spiegare difesa anche in ordine al mancato seguito della domanda di concordato.

    1.2.- E' erronea l'affermazione secondo cui il Tribunale non aveva il dovere d'acquisire la documentazione allegata e che quella allegata all'originaria domanda, non era sufficiente.

    Il resistente replica al motivo osservando che la censura si base su presupposto inesistente, in quanto nessuna proposta di concordato venne in realta' depositata.

    1.3. Il caso di specie non e' omologabile al quello della sentenza che nega l'omologazione e dichiara il fallimento.

    2. - Col secondo motivo denuncia incongruita' e contraddittorieta' della motivazione, ...

Correlazioni:

Legislazione Correlata (2)

please wait

Caricamento in corso...

please wait

Caricamento in corso...