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  • Fatto

    osserva

    quanto segue.

    Con ricorso depositato presso il Tribunale di La Spezia L. A. chiedeva al giudice delegato del fallimento M. T., ai sensi dell'art. 101 l.f. di essere ammesso al passivo per l'importo di €. 478.580.000 oltre interessi, con collocazione privilegiata, in ragione dell'opera professionale prestata quale difensore di parte civile di 367 persone nel processo penale a carico del Mugnai per il reato di bancarotta fraudolenta, processo definitosi con affermazione della responsabilità del fallito e la sua condanna al risarcimento del danno, oltre che al pagamento delle spese legali in favore di esso ricorrente, dichiaratosi antistatario

    Il curatore si opponeva all'ammissione del credito ed il Tribunale di La Spezia, all'esito del conseguente giudizio, rigettava la domanda compensando parzialmente le spese processuali, essenzialmente sulla base del rilievo che la condanna in sede penale sarebbe intervenuta dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.

    L. proponeva appello contro la detta decisione limitatamente alla mancata ammissione del credito in via chirografaria, osservando sostanzialmente che il giudice di primo grado avrebbe errato nell'individuazione del parametro da adottare per stabilire l'antecedenza o meno del diritto di credito da lui vantato rispetto alla dichiarazione di fallimento, dovendosi a tal fine considerare non il momento della liquidazione, come verificatosi, ma al contrario quello della data di maturazione dei fatti, che nella specie sarebbe intervenuta prima del fallimento.

    La Corte di Appello di Genova respingeva l'impugnazione confermando, in via generale, la correttezza del principio della cristallizzazione del passivo richiamato dal giudice di primo grado, principio per il quale il patrimonio del fallito è insensibile ai fatti potenzialmente...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con un solo motivo di ricorso L. A. ha denunciato violazione degli artt. 52, 111 l.f. e vizio di motivazione, lamentando sostanzialmente che l'ampia formulazione dell'art. 52, per la quale "ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione, deve essere accertato secondo le norme previste dal capo V..", non consentirebbe di escludere i crediti nei confronti del fallito sorti dopo la dichiarazione di fallimento.

    La correttezza di tale conclusione si desumerebbe pure dal fatto che anche in sede di giurisprudenza di legittimità e di merito sarebbe stata più volte affermata la concorsualità di crediti sorti a seguito di provvedimenti giurisdizionali pronunciati in un momento temporalmente successivo alla dichiarazione di fallimento, e d'altra parte una interpretazione delle disposizioni sopra richiamate diversa da quella suggerita si porrebbe in contrasto con il dettato costituzionale, per violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.

    Il rilievo è infondato.

    In proposito va innanzitutto considerato, preliminarmente, che la dichiarazione di fallimento determina, per Il fallito, lo spossessamento dei suoi beni (art. 42 l.f.) e l'attribuzione agli organi della procedura del potere di disporre in ordine al relativo patrimonio (circostanza cui è riconducibile l'insensibilità di quest'ultimo rispetto agli atti di disposizione del fallito ai sensi dell'art. 44 l. f.) e, per i creditori, l'impossibilità di produrre mutamenti nel patrimonio del fallito (art. 51 l.f.), effetto sinteticamente rappresentato con il termine di "cristallizzazione del patrimonio del fallito".

    Tale insensibilità comporta dunque che il richiamato art. 52, che al primo comma recita testualmente "il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito" subordinando poi...

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