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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Il Tribunale di Ascoli Piceno, con sentenza del 20 agosto 1999, rigettava l'opposizione allo stato passivo del fallimento della s.r.l. Cardarelli & C, già s.a.s. Cardarelli & C. e del suo socio illimitatamente responsabile C.G. proposta dalla Banca Nazionale del lavoro, la quale aveva lamentato di essere stata ammessa al passivo del fallimento del socio in via chirografaria per l'importo di L. 1.499.958.279, corrispondente all'importo per il quale era stata ammessa al passivo del fallimento della società, anzichè in via ipotecaria per l'importo di L. 2.392.870.217, come le spettava considerato che il socio aveva concesso ipoteca a garanzia del debito fatto valere nei confronti della società.

    Avverso detta sentenza la Banca Nazionale del lavoro proponeva appello che la Corte di Ancona accoglieva, con sentenza del 24 settembre 2002, osservando che l'atto con cui il socio accomandatario rilascia garanzia ipotecaria per un debito della società deve essere considerato non atto di costituzione di garanzia per una obbligazione altrui, ma atto di costituzione di garanzia per una propria obbligazione, con la conseguenza che il creditore sociale ha diritto di insinuarsi in via ipotecaria nel passivo del fallimento del socio.

    Il fallimento propone ricorso per cassazione, deducendo quattro motivi. La Banca Nazionale del Lavoro s.p.a. resiste con controricorso.

    Entrambe le parti hanno presentato memoria.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo il fallimento deduce la violazione della L.Fall., art. 148, commi 3 e 4, lamentando che erroneamente la sentenza impugnata aveva differenziato l'ammissione al passivo del socio rispetto all'ammissione al passivo della società, considerata l'unicità del titolo sul quale si fondava il credito e considerato che la L. Fall., art. 148, distingue soltanto tra creditori particolari del socio e creditori sociali, prevedendo per questi ultimi l'ammissione automatica anche al passivo del socio, con la conseguenza che la Banca, non essendo creditore particolare del socio in virtù di diverso rapporto e non essendo neppure creditore ipotecario della società, poteva essere ammessa al passivo del fallimento del socio soltanto in via chirografaria.

    Il motivo è infondato. La responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni sociali, prevista dall'art. 2313 c.c., è personale e diretta, anche se con carattere di sussidiarietà in relazione al preventivo obbligo del creditore di escutere il patrimonio sociale (artt. 2304 e 2318 c.c.). Pertanto, "l'atto con cui il socio accomandatario rilascia garanzia ipotecaria per un debito della società non può essere considerato costitutivo di garanzia per un'obbligazione altrui, ma va qualificato quale atto di costituzione di garanzia per una obbligazione propria con la conseguenza che il creditore che, in relazione a un credito verso la società, in seguito fallita, sia titolare di garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario, ha diritto di insinuarsi in via ipotecaria nel passivo del fallimento di quest'ultimo, assumendo egli la veste di creditore ipotecario del fallito, non già di mero titolare d'ipoteca rilasciata dal fallito quale terzo garante di un debito altrui" (Cass. 6 novembre 2006, n. 23669; Cass. 6 dicembre 1994, n. 10461).

    In senso contrario non si può sostenere la necessità di una corrispondenza tra l'ammissione al passivo della società e...

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