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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    I fratelli Ventrice Domenico e Francesco, premesso di aver concesso in affitto ad Addolorato Antonio, nel novembre 1979, l'azienda cinematografica denominata "cinema Eliseo", esponevano che il contratto, rinnovato di annuo in anno, era scaduto, per effetto di disdetta, il 18 novembre 1990. Convenivano pertanto l'Addolorato innanzi al pretore di Tropea, per ottenere il rilascio dell'azienda.

    Il convenuto eccepiva che il contratto non era di affitto di azienda, ma di locazione immobiliare, essendo cessata l'impresa il 31 ottobre 1979, e, deducendo di aver pagato, dal novembre 1984 al luglio 1989, un canone di lire 876.000 in luogo di quello dovuto di lire 476.000, chiedeva, in riconvenzionale, la restituzione di lire 22.800.000.

    Con sentenza del 4 aprile 1994 il pretore accoglieva la domanda principale, condannando il convenuto al rilascio, e dichiarava la propria incompetenza per valore sulla domanda riconvenzionale.

    Il Tribunale di Vibo Valentia, con sentenza del 15 novembre 1999, ha rigettato il gravame dell'Addolorato, cui hanno resistito Ventrice Francesco nonché Ventrice Laura, Elio e Lucio, questi ultimi tre quali eredi di Ventrice Domenico.

    Per la cassazione di detta sentenza ricorre l'Addolorato, spiegando due mezzi di annullamento. Resistono con controricorso gli intimati.

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Col primo motivo il ricorrente, denunciando la violazione degli artt. 8, 9, 34, 35 e 36 C.p.c., si duole che il Tribunale non abbia rilevato la stretta connessione tra la domanda principale di rilascio per finita locazione e la domanda riconvenzionale di restituzione dell'importo ingiustamente versato in eccedenza sul canone di locazione, la quale imponeva, per evidenti ragioni di economia processuale, un "simultaneus processus", inteso ad evitare giudicati contraddittori, e pertanto al pretore di rimettere l'intera causa al tribunale.

    Tuttavia, prosegue il ricorrente, la stessa causa principale era di competenza del tribunale, giacché era in contestazione, in seguito alle eccezioni del convenuto, un contratto di locazione di immobile attrezzato per proiezioni cinematografiche, della durata di sei anni e con un canone mensile di lire 800.000, il cui importo complessivo quindi superava abbondantemente la competenza per valore del pretore, all'epoca di lire 5.000.000.

    Queste censure sono infondate.

    Rileva la sentenza impugnata, relativamente alla dedotta incompetenza per valore sulla causa principale, che, essendo il canone documentato di lire 400.000 mensili e facendo applicazione dei criteri dell'art. 12 C.p.c., anche a cumulare i fitti del periodo controverso (un anno, ove si acceda alla tesi difensiva del resistente), la causa stessa non eccedeva la competenza pretorile.

    Correttamente poi, ad avviso dei giudici di appello, il giudice di primo grado ha applicato gli artt. 34, 35 e 36 C.p.c., ritenendo la domanda principale fondata su un titolo autonomo, rispetto a quella avanzata in via riconvenzionale, e facilmente accertabile.

    La decisione sul punto è giuridicamente esatta e va confermata.

    Anzitutto la causa principale,...

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