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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Dichiarato il fallimento di R. C. e dei suoi soci G. A., G. F. S. e C. F., G. C., che aveva prestato fidejussione alla Banca del Sud per le obbligazioni del figlio R. e che era stato costretto a pagarne il debito per scoperto di conto corrente, fu ammesso sia al passivo sociale sia a quello dei singoli soci per il credito in cui era subentrato alla banca.

    P. B., creditrice ammessa al passivo sociale ed a quello dei soci, propose opposizione allo stato passivo, assumendo che G. C. era creditore solo nei confronti del figlio e non della società.

    L'opposizione, rigettata dal tribunale, è stata accolta dalla Corte d'appello di Messina con sentenza, contro la quale ha proposto ricorso per cassazione il solo curatore e non anche G. C..

    La B. ha resistito con controricorso.

    Entrambe le parti hanno depositato memoria.

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    In memoria la controricorrente ha eccepito l'inammissibilità del ricorso, assumendo che il curatore è privo di legittimazione ad impugnare e del potere di sostituirsi alla parte legittimata, che pur essendosi vista negare l'ammissione al passivo nei confronti della società, ha prestato acquiescenza alla sentenza.

    L'eccezione, con la quale si prospetta una questione rilevabile d'ufficio, è fondata.

    Sulla posizione che il curatore assume nel giudizio di opposizione allo stato passivo, di cui all'art. 100 l.f., questa Corte si è pronunziata con sentenza n. 659 del 26 gennaio 1988, le cui conclusioni vanno confermate in questa sede.

    Con tale decisione, la Corte si è consapevolmente discostata dalla sua precedente sentenza 30 maggio 1974 n. 1547 (secondo la quale il curatore partecipa al giudizio de quo "come parte a tutti gli effetti e per ciò con libertà, al pari delle altre parti, di svolgere tutte le attività, iniziative e conclusioni che rientrino nell'ambito delle finalità affidategli dalla legge"), in quanto mal si concilia con ciò che la Corte ha, in termini generali, affermato in altre pronunzie, nelle quali ha ritenuto che, nel sistema della legge fallimentare, lo stato passivo reso esecutivo non può essere modificato ad istanza del curatore, al di fuori dell'ipotesi di cui all'art. 102 (sent. 4 ottobre 1971 n. 2687), e che la disposizione dell'art. 100 non si pone in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. per il fatto di escludere la legittimazione del fallito e del curatore all'impugnazione dei crediti ammessi, limitandola ai soli creditori (sent. 14 maggio 1981 n. 3172).

    Alla luce del rilievo che, in sede di formazione e di verifica dello stato passivo, ai diversi soggetti che vi partecipano è assicurata la tutela degl'interessi di cui sono portatori, e al curatore in particolare la facoltà di contestare, oppur no, i crediti di cui sia chiesta l'ammissione (e, v'è da aggiungere con...

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