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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    La s.p.a. L. Costruzioni era ammessa alla procedura di amministrazione controllata con provvedimento del Tribunale di Roma del 26-1-1979; il 6-4-1979 lo stesso Tribunale revocava l'ammissione a detta procedura.

    In data 20 luglio 1979 ancora il Tribunale di Roma pronunciava la propria incompetenza sull'istanza di ammissione della predetta società al concordato preventivo, istanza presentata il 9-6-1979.

    Il 2 aprile 1980 (circa un anno dopo la revoca dell'amministrazione controllata) il Tribunale di Bologna ammetteva la società alla procedura di concordato preventivo ed il 2 marzo 1981 (poco meno di due anni dalla revoca dell'amministrazione controllata) ne dichiarava il fallimento.

    Nel fallimento la s.p.a. Le Assicurazioni d'Italia chiedeva l'ammissione al passivo di un proprio credito chirografario di L. 1.172.400.290 oltre ad un credito, dedotto in anteclasse, di L. 137.591.587 per premi maturati dalla data di ammissione all'amministrazione controllata fino alla dichiarazione di fallimento, in essi compresi anche quelli maturati nel periodo di concordato preventivo.

    Escluso il riconoscimento della qualifica di prededucibilità da parte del giudice delegato, nel successivo procedimento di opposizione allo stato passivo promosso, la società di assicurazioni riproponeva le domande originariamente avanzate, chiedendo in via di subordine che in anteclasse fosse riconosciuta, quanto meno, la quota di credito per premi maturati durante l'amministrazione controllata (ed il cui importo era indicato in L. 60.991.025).

    Al rigetto della domanda da parte del Tribunale, con sentenza 28-6-1985 n. 1863, seguiva l'appello della originaria ricorrente.

    La Corte di Bologna, pronunciando nel contraddittorio del fallimento della s.p.a. L. Costruzioni, rigettava l'impugnazione, condannando l'appellante alle spese.

    La decisione della Core di merito era articolata su due argomentazioni...

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con il primo mezzo di cassazione la società ricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione degli artt. 192 e 193 L.F. in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c.

    Deduce, inoltre, la violazione delle norme e dei principi che regolano l'istituto dell'amministrazione controllata e che impongono la prededuzione, la violazione dell'art. 111 L.F. nonché dei principi e delle norme che conferiscono il carattere prededuttivo ai debiti contratti dall'imprenditore sottoposto ad amministrazione controllata; deduce, infine, l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia ex art. 360 n. 5 L.F..

    Sostiene la ricorrente che la Corte di merito ha frainteso l'oggetto della controversia, poiché nella specie si trattava di stabilire se per i debiti contratti per l'amministrazione controllata e per le esigenze di tale procedura, la prededucibilità venisse a cessare nella sola ipotesi della rimessione in bonis e quindi nella sola ipotesi dell'art. 193.

    In sostanza si ritiene che, secondo la disciplina dell'amministrazione controllata, i crediti sorti durante la procedura nascono con un determinato regime nella legittima aspettativa o che la procedura cessi per il conseguimento dello scopo (e quindi con la disponibilità patrimoniale del debitore per soddisfare interamente tutte le situazioni debitorie), ovvero, in mancanza di detto risultato, all'amministrazione controllata consegua il fallimento, come nel caso dell'art. 192 L.F.. Nel caso dell'art. 192, prevedendo la legge di dichiarazione di fallimento, si creerebbe necessariamente la consecuzione delle procedure, indipendentemente dal fatto che, per motivi procedurali, sussista uno iato temporale tra la cessazione del controllo di gestione e l'inizio del fallimento (o di altra procedura concorsuale). Il terzo che entra in rapporti con l'imprenditore deve potere fare affidamento su detta situazione che deriva...

Correlazioni:

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