ATTENZIONE: stai consultando la versione GRATUITA della Bancadati. Per accedere alla versione completa abbonati subito

  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La corte di appello di Milano, con sentenza 15/29 novembre 2007, su impugnazione della società Vismetal s.r.l., avverso la sentenza 17 luglio 2007 del tribunale di Milano, che ne aveva dichiarato il fallimento, su richiesta del pubblico ministero - cui il tribunale aveva trasmesso gli atti, dopo che il creditore ricorrente aveva desistito dalla istanza, avendo ritenuto la sussistenza dei presupposti per l'apertura della procedura concorsuale - dichiarò la nullità della decisione impugnata, per violazione della L. Fall., artt. 6 e 7, riformata, che hanno soppresso la iniziativa di ufficio per la dichiarazione di fallimento e limitato quella del pubblico ministero al riscontro dei fatti indicati nell'art. 7, n. 1, ovvero nel caso di segnalazione del giudice del procedimento civile, nel quale sia emersa la insolvenza.

    La corte di merito ha ritenuto che la iniziativa di tale organo non possa essere sollecitata dallo stesso tribunale fallimentare "e tanto meno dal giudice designato per la relativa istruttoria", in quanto ciò comporterebbe la disapplicazione di una norma inderogabile,diretta a superare ogni contrasto delle citate norme fallimentari con il principio del giusto processo stabilito dall'art. 111 Cost.. Propone ricorso con due motivi illustrati da memoria il curatore del fallimento, cui resistono la società Vismetal e il suo socio V.O., che hanno eccepito la inammissibilità della impugnazione e proposto ricorso incidentale con un motivo.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo il ricorrente denunzia falsa applicazione della L. Fall., artt. 6 e 7, come riformata, laddove la sentenza impugnata ha affermato che la segnalazione al Pubblico Ministero per l'esercizio della sua iniziativa alla dichiarazione di fallimento non possa provenire dal tribunale fallimentare ma solo dal giudice di un procedimento civile diverso da quello finalizzato a tale pronunzia.

    Con il secondo motivo la denunzia di falsa applicazione delle norme predette è prospettata con riferimento all'assunto della corte territoriale che meno ancora detta segnalazione possa provenire dal giudice designato alla relativa istruttoria.

    Con il ricorso incidentale la società Vismetal e il suo socio V.O. deducono erronea applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., con riguardo alla decisione della corte territoriale di compensare le spese processuali, sul rilievo che le stesse avrebbero dovuto essere regolate secondo il principio della soccombenza. Va in via preliminare respinta la eccezione di inammissibilità del ricorso principale per carenza di legittimazione attiva del curatore, dedotta in quanto anteriormente alla notifica della impugnazione il fallimento era stato dichiarato chiuso, con cessazione di quella carica.

    E' infatti consolidato in giurisprudenza (Cass. 4 novembre 2003 n. 16505; 18 aprile 1991 n. 4187; 28 aprile 1973 n. 1171) il principio che la pronuncia di revoca del fallimento - sebbene produca effetti in via generale ex tunc (L. Fall., art. 18, comma 15), lasciando salvi solo quelli degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura - lo faccia venir meno e determini la decadenza dei suoi organi a far tempo dal passaggio in giudicato; e la riprova di tale decorrenza si rinviene, sul piano testuale, nella L. Fall., art. 18, che, ...

Correlazioni:

Legislazione Correlata (22)

Visualizza successivi
please wait

Caricamento in corso...

please wait

Caricamento in corso...