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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con sentenza del 7 dicembre 1977, la Cassa di Risparmio di Firenze chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento della s.r.l. Vestipelle, fra l'altro, di un credito che assumeva essere assistito da pegno. Tale credito veniva ammesso, ma contro tale ammissione (e precisamente contro il riconoscimento della causa di prelazione) il creditore privilegiato B. proponeva opposizione. Nel conseguente giudizio veniva citato anche il curatore, che in un primo momento non si costituiva.

    Con sentenza non definitiva del 22 giugno 1979, il Tribunale di Firenze dichiarava l'esistenza dell'interesse ad agire che la Cassa aveva contestato, ma, su gravame di quest'ultima, la Corte d'appello dichiarava il difetto d'interesse del B. e tale sentenza, notificata al B., non veniva da questo impugnata con ricorso per cassazione.

    Essendo proseguita la causa di merito dinanzi al tribunale, vi si costituiva il curatore, il quale proponeva inoltre domanda di revocazione ai sensi dell'art. 102 L.F. per le stesse ragioni per le quali il B. aveva contestato la causa di prelazione riconosciuta alla Cassa.

    Riunite le cause, il tribunale respingeva la istanza di revocazione, ma accoglieva la domanda del curatore diretta a negare il diritto di prelazione della Cassa. Su gravame di questa, la Corte d'appello - dopo avere respinto l'eccezione di giudicato costituito dalla sentenza non definitiva che aveva rigettato l'impugnazione del B. per mancanza d'interesse (ché tale preclusione presupporrebbe una "dipendenza" dell'azione del curatore, che, citato in causa, ha fatto propria la domanda del creditore, da quella del creditore, dipendenza che invece non esiste) - ha dichiarato improponibile la domanda del curatore, considerando che il curatore non ha il potere d'iniziativa e d'intervento nel giudizio di opposizione proposto da un creditore e la notifica dell'opposizione al curatore ha il solo scopo di rendere efficace la sentenza nei...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Ai sensi dell'art. 335 c.p.c., devono riunirsi il ricorso principale (n. 3328-84) del curatore del fallimento della s.r.l. Vestipelle e il ricorso incidentale condizionato (n. 4066-84) della Cassa di Risparmio di Firenze, proposti contro la stessa sentenza.

    Deve poi esaminarsi l'eccezione d'inammissibilità del ricorso principale formulata dalla controricorrente, la quale, premesso che la procura al difensore da parte della curatela fallimentare consta dell'autorizzazione alla causa e della nomina del difensore da parte del giudice delegato e del conferimento della procura alle liti da parte del curatore, deduce che, nel caso in esame, manterrebbero i primi due elementi e che, perciò, il ricorso sarebbe inammissibile.

    L'eccezione dev'essere disattesa, risultando dagli atti, di cui è consentito l'esame in questa sede trattandosi di deliberare l'ammissibilità del ricorso, che questo è stato proposto in base ad autorizzazione del giudice delegato contenente tutti gli elementi richiesti dalla legge per il conferimento, da parte del curatore, della procura al difensore.

    Con l'unico motivo del ricorso principale, si denunzia la violazione degli artt. 31 e 100 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267 e dell'art. 100 c.p.c., censurandosi la sentenza impugnata per avere, la Corte, negato il potere del curatore di svolgere ogni attività processuale nel procedimento instaurato da un creditore ai sensi dell'art. 100 l.f. e di fare propria la domanda proposta da quest'ultimo e respinta per mancanza d'interesse. Tale potere deriverebbe, invece, dalla qualità di organo pubblico del curatore, la cui funzione primaria è quella di tutelare la par condicio che gli consente di svolgere attività processuali in contrasto con lo stato passivo ove ritenga ingiusta l'ammissione di un credito; dalla considerazione che il curatore nella fase di accertamento dei crediti in sede di verifica, difetta di poteri decisori e che, d'altra...

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