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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    G. M., socia della società in nome collettivo "Calzaturificio Victor Pullman di D. M. e C.", obbligandosi personalmente verso la Banca Nazionale dell'Agricoltura, garantì l'adempimento di obbligazioni sociali per il complessivo ammontare di L. 97.000.000 con interessi ed accessori.

    La società, trovandosi in stato di insolvenza, propose ai creditori un concordato preventivo, successivamente omologato dal Tribunale e regolarmente adempiuto.

    Senonchè, sorse questione tra le parti sulla efficacia della fideiussione, poiché la banca pretendeva dalla M. il saldo dei debiti della società nella misura di L. 67.839.009, mentre la fideiubente invocava l'applicazione dell'art. 184, 2 comma, legge fall., per il quale il concordato della società ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili; deduceva l'estinzione della garanzia in relazione agli artt. 1255 e 2291 e contestava l'ammontare del debito sociale.

    La Corte d'appello di Bologna, su gravame della Banca Nazionale dell'Agricoltura avverso la sentenza con cui il Tribunale di Ferrara, accogliendo l'opposizione proposta dalla M., aveva revocato il decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca medesima per il pagamento del debito sociale, in parziale riforma della sentenza impugnata, condannò G. M. a corrispondere la somma di lire 47.547.650, oltre interessi moratori convenzionali sullo scoperto del conto corrente della società nonché dalle date di protesto dei titoli, per la quota relativa agli effetti scontati e protestati, comprensiva di spese.

    Ritenne la corte che le società di persone, anche se sprovviste di personalità giuridica, godono di autonomia patrimoniale e costituiscono un centro d'imputazione di rapporti obbligatori diverso da singoli soci, per cui è possibile distinguere tra le obbligazioni assunte dai soggetti uti singuli e quelle assunte dagli stessi uti soci.

    Conseguentemente, non verificandosi confusione tra la...

  • Diritto

    Motivi della decisione

    1. Con il primo motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1936, 2291 e 2740 c.c. in relazione all'art. 184, ult. co., del R.d. 16 marzo 1942 n. 267 ("legge fallimentare"), censurando la sentenza impugnata per aver ritenuto la responsabilità del socio illimitatamente responsabile, che abbia prestato fideiussione a favore della società, oltre i limiti della percentuale concordataria nei confronti del creditore garantito, sul presupposto della distinzione tra obbligazioni della società e obbligazioni dei soci riferite a due distinti centri di imputazione, con la conseguenza di una insanabile antinomia nell'ambito della esecuzione concorsuale, nella quale il socio illimitatamente responsabile sarebbe tenuto a rispondere doppiamente, con il proprio patrimonio, della medesima obbligazione in base a due titoli diversi e i creditori assistiti da fideiussione concorrerebbero doppiamente sul ricavo della liquidazione degli stessi beni, così come al di fuori della ipotesi di concordato, dovrebbero essere ammessi due volte al passivo e, oltre agli effetti di cui all'art. 148, 3 comma, l.f., avrebbero diritto di ricevere più volte, in sede di riparto, la percentuale assegnata, con manifesta violazione della par condicio. Secondo la ricorrente, tali effetti distorti sarebbero conseguenza dell'affermato superamento della concezione dualistica tra società di persone e società dotate di personalità giuridica e di una interpretazione dell'art. 2304 c.c. nel senso che esso sarebbe sufficiente a collocare le obbligazioni della società e quelle dei soci in sfere giuridiche distinte: tutto ciò senza operare una revisione delle (e un raccordo con le) norme tuttora ispirate a quella dicotomia e che consentono di ritenere che i soci delle società in nome collettivo non acquistano, verso i creditori sociali, la veste di terzi, ma assumono una responsabilità illimitata, ancorché sussidiaria.

    Con il secondo...

Correlazioni:

Legislazione Correlata (5)

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