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  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con la sentenza sopra specificata, la Corte di appello di Genova ha accolto l'impugnazione di C.G., e, in parziale riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede n. 3008 del 20.12.2001, ha condannato il Ministero della salute, la Regione Liguria e l'Azienda sanitaria locale n. 3 "Genovese" - il primo per il periodo fino al 31.12.2000; la seconda per il periodo fino al 19.7.2001; la terza per il periodo successivo - al pagamento dell'indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992, art. 1. 2. La cassazione della sentenza è stata chiesta, con ricorso strutturato in tre motivi, dalla Regione Liguria, che ha anche depositato memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c.; non hanno svolto attività di resistenza le parti intimate.

    3. La causa è stata assegnata alle Sezioni unite per la verifica della giurisdizione ordinaria, a seguito di ordinanza della Sezione lavoro resa all'udienza pubblica del 21 febbraio 2005. Con sentenza in data 8 maggio 2006, le Sezioni unite della Corte hanno dichiarato la giurisdizione ordinaria sulla controversia, rimettendo la causa alla Sezione lavoro per l'esame dei motivi di ricorso.

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Con il primo motivo di ricorso si domanda, per violazione di norme di diritto e vizio della motivazione, la cassazione della sentenza impugnata nella parte in cui ha dichiarato la contumacia della Regione Liguria. Si sostiene che la deliberazione di Giunta di autorizzazione al giudizio era stata perfezionata lo stesso giorni) di emanazione della sentenza e che rituale doveva ritenersi il mandato al difensore.

    1.1. Il motivo è inammissibile.

    Quanto una parte, ancorché, in ipotesi, regolarmente costituita, sia stata dichiarata per errore contumace, non si configura alcun vizio della sentenza, allorché l'erronea declaratoria non abbia comportato pregiudizio allo svolgimento dell'attività difensiva. Ne consegue che, dovendo la proposizione di ogni impugnazione essere sorretta da idoneo interesse identificabile nella possibilità di conseguire, attraverso la rimozione della statuizione censurata, un risultato giuridicamente apprezzabile, e non già un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica non avente riflessi pratici sulla decisione adottata, va negata la sussistenza di siffatta condizione di ammissibilità rispetto ad un ricorso che, come nel caso di specie, si limiti alla deduzione della erroneità della dichiarazione di contumacia, senza indicare quale limitazione la stessa abbia comportato all'esercizio del diritto di difesa, né quale incidenza abbia potuto avere sull'esito della lite, così da consentire alla Corte un effettivo controllo di causalità dell'errore lamentato e da sottrarre la doglianza all'astrattezza di una sua prospettazione meramente teorica (vedi, tra altre, Cass. 14 novembre 2002, n. 16034).

    2. Con il secondo motivo la sentenza impugnata è censurata per aver escluso che il Ministero della salute fosse obbligato al pagamento dell'indennizzo per il periodo successivo al 31 dicembre 2000. Si deduce che la questione doveva ritenersi risolta dal...

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