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  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Il sig. Adriano Martinuz conveniva in giudizio davanti al Pretore del lavoro di Udine, sezione distaccata di Cividale del Friuli, la s.r.l.

    Automobili Petri Nino e, premesso di avere curato per quest'ultima la promozione di affari in esecuzione di un contratto di imprecisata natura, lamentava di non avere percepito interamente il compenso pattuito. Chiedeva, pertanto, la condanna della convenuta al pagamento della complessiva somma di lire 28.048.035, a titolo di differenze retributive, indennità di preavviso e rimborso spese, come da analitico conteggio allegalo al ricorso.

    La convenuta, costituitasi in giudizio tardivamente, sosteneva l'infondatezza delle pretese avversarie, negava di avere pattuito retribuzioni di importo superiore a quello effettivamente versato e deduceva di avere stipulato col Martinuz un contratto di agenzia per un periodo di prova di nove mesi, allo scadere dei quali era stata rifiutata la prosecuzione del rapporto, a causa della scarsa produttività dell'agente, resosi anche responsabile di talune mancanze.

    Il pretore accoglieva la domanda.

    A seguito di appello della convenuta, il Tribunale di Udine, con sentenza depositata in cancelleria il 14 novembre 1997, parzialmente riformando le statuizioni del primo giudice, limitava la condanna della società datrice di lavoro al pagamento della complessiva somma di lire 10.500.000, oltre accessori. Riteneva, infatti, che l'attore aveva prestato attività di procacciatore di affari dal 1 novembre 1993 al 30 settembre 1994; che mancava adeguata prova della pattuizione di un compenso maggiore di quello, pari a lire tremilioni mensili, effettivamente corrispostogli per otto mensilità; che, dunque, a titolo di retribuzione erano ancora dovute al ricorrente, complessivamente, per le residue tre mensilità, lire 9.000.000. Nè a...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Riuniti i ricorsi ai sensi dell'art. 335 cod. proc. civ., siccome proposti contro la medesima sentenza, ed esaminando, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 142 disp. att.. cod. proc. civ., il primo motivo del ricorso principale, che implica la risoluzione della questione oggetto del segnalato contrasto di giurisprudenza, la Sezioni unite osservano quanto segue.

    Secondo un primo orientamento, di cui è espressione la sentenza della Sezione lavoro 30 dicembre 1994, n. 11318, nel processo del lavoro un onere di specifica contestazione dei conteggi è configurabile solo laddove non sia insorta controversia sull'an debeatur, e non già nelle ipotesi in cui il credito oggetto della domanda sia globalmente contestato, atteso che in tal caso non sarebbe logico porre a carico del (presunto) debitore la revisione critica dell'elaborazione contabile di una somma la cui spettanza egli ha inteso negare in radice.

    In senso sostanzialmente analogo si sono espresse la sentenza 12 giugno 1995, n. 6609 (ove, in particolare, si valorizza il rilievo per cui, nei confronti del convenuto che neghi in radice l'esistenza del credito avversario, non opera alcuna preclusione della possibilità di porre in essere nell'ulteriore corso del processo - e tanto più a seguito di sfavorevole decisione resa in primo grado - un atteggiamento difensivo diverso, mirante ad ottenere in via principale oppure in subordine il semplice ridimensionamento della pretesa avversaria) e la sentenza 29 marzo 1995, n. 3758 (la quale ha altresì osservato che l'irrilevanza della non contestazione specifica del quantum, quando sia contestato in radice il diritto ex adverso vantato, è a fortiori argomentabile dalla considerazione che, anche in assenza di tale ultima eventualità, la mancata contestazione dei conteggi non vale di per sè ad accreditarli automaticamente di...

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