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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con ricorso depositato il 14 novembre 1996, la s.a.s. Charter 2000 chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento della Prefimo Costruzioni s.p.a., in via chirografaria, di un proprio credito di L. 676.218.000, a titolo di risarcimento dei danni subiti a causa dell'inadempimento, da parte della fallita, delle obbligazioni assunte con lettera di incarico del 26 aprile 1990. A tal fine, esponeva che con la citata lettera la Prefimo aveva affidato al geom.

    G., (socio accomandatario della Charter) l'incarico di eseguire, anche a mezzo di sue società, molteplici attività finalizzate all'edificazione di un complesso immobiliare in (OMISSIS), per le quali era stato convenuto un compenso pari al 3% sull'importo dei lavori valutati al prezzo di realizzo, con il pagamento di L. 10.000.000, al mese per la durata dell'incarico a titolo di acconto e a valere sull'importo percentuale. Tuttavia, mentre tutte le attività commissionate erano state svolte, la Prefimo aveva interrotto i lavori per insorte difficoltà economi che e non aveva più adempiuto alle proprie obbligazioni; pertanto, poichè il valore del complesso immobiliare era da stimare in L. venticinque miliardi, i danni da essa ricorrente subiti, dedotti gli acconti ricevuti per L. 73.782.000, erano pari a L. 676.218.000.

    Il curatore si oppose e nel giudizio contenzioso scaturito da tale opposizione, il fallimento eccepì l'inopponibilità alla massa della lettera di incarico, perchè priva di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento e contestò comunque la domanda nel merito, osservando che l'incarico affidato al G. non fu eseguito a causa della interruzione dei lavori e che nessuna risoluzione contrattuale era intervenuta prima della dichiarazione di fallimento.

    Con sentenza depositata il 4 settembre 2000, il Tribunale di Milano rigettò la domanda condannando la Charter 2000 alla rifusione delle spese.

    L'appello proposto da Charter 2000 s.a.s. in...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Deve preliminarmente essere disattesa la richiesta formulata dal Procuratore Generale presso questa Corte all'esito della discussione in pubblica udienza di dichiarazione di inammissibilità o improponibilità del ricorso. Tale richiesta si fonda sul rilievo che l'azione di risoluzione del contratto di appalto non era stata proposta dalla Charter prima della dichiarazione di fallimento, con il che detta azione non sarebbe stata proponibile o ammissibile in sede di ammissione al passivo.

    Dalla sentenza impugnata si evince che la questione della ammissibilità o della proponibilità della domanda per le ragioni addotte dal Procuratore Generale a fondamento della propria richiesta, a prescindere da ogni valutazione circa la correttezza giuridica della prospettazione offerta, è stata dedotta nel giudizio di merito, avendo la Curatela "rilevato come nessun diritto alla risoluzione la Charter avesse conseguito prima del fallimento, non avendo mai proposto una domanda in tal senso". La Corte d'appello di Milano non ha assunto in proposito alcuna pronuncia esplicita, ma ha esaminato la domanda di insinuazione al passivo proposta dalla Charter nel merito, in tal modo implicitamente disattendendo l'eccezione di inammissibilità o improponibilità della domanda stessa, sottesa alla questione dedotta dalla Curatela. Quest'ultima, peraltro, non ha svolto alcuna attività difensiva nel presente giudizio, sicchè la richiesta del Procuratore generale deve ritenersi ormai preclusa.

    Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 2704 c.c., in relazione L. Fall., artt. 31, 93, 94, 95, 96 e 97, e artt. 2740, 2741, 2709 e 2710 c.c.), nonchè vizio di motivazione.

    La censura si articola in più profili. Sotto un primo profilo, la ricorrente contesta l'affermazione della Corte d'appello in ordine alla inopponibilità alla curatela della scrittura 26 aprile 1990 per mancanza di data...

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